Onano – (sil.co.) – Rogo di pneumatici, condannata la proprietaria del terreno per non avere bonificato tempestivamente l’area.
A un anno di distanza dall’incendio che tra l’11 e il 12 marzo 2012 aveva devastato il deposito, sprigionando una nume nera visibile a distanza di chilometri, l’imputata non aveva ancora ottemperato all’ordinanza di sgombero.
Un’ordinanza emessa sei mesi dopo il rogo, il 26 novembre 2012, dalla Provincia, che le intimava di fare piazza pulita, entro 30 giorni, delle centinaia di copertoni bruciati, della terra utilizzata per lo spegnimento e della grande quantità di materiale nero combusto rimasti sul terreno.
Una superficie di circa duemila metri quadrati, a suo tempo coperta di gomme per un’altezza di tre metri.
Denunciata per inosservanza dei provvedimenti dell’autorità dai carabinieri della stazione di Acquapendente che nel marzo 2013 intervennero sul posto assieme alla polizia provinciale, la donna è stata condannata venerdì scorso dal giudice Silvia Mattei al pagamento di una sanzione di 206 euro. Il pm aveva chiesto due mesi di reclusione.
Non una pena mite, ma il massimo della pena per il reato previsto dall’articolo 650 del codice penale, punibile con l’arresto fino a tre mesi o con un’ammenda, appunto, fino a duecentosei euro.
L’incendio, avvenuto in località Poggio Le Forche, per spegnere il quale i vigili del fuoco, intervenuti da Viterbo e da Gradoli, con un’autobotte e il carro schiuma, dovettero lavorare ininterrottamente giorno e notte, suscitò grande allarme tra la popolazione.
A fuoco andò una massa di oltre seimila metri cubi di carcasse di pneumatici, dai quali si levò una nube scura e maleodorante che fece scattare l’emergenza ambientale in tutto il comprensorio, da Onano ad Acquapendente, Grotte di Castro, Gradoli e Latera.
I vigili del fuoco, dopo avere lavorato 12 ore ininterrottamente senza riuscire ad avere ragione del rogo, decisero di soffocare le fiamme con la terra, interrando gli pneumatici, smassando le carcasse con l’ausilio di un escavatore e di una pala meccanica. Sul posto anche personale del corpo forestale, con compiti di sorveglianza e monitoraggio della zona.
L’allora sindaco di Onano, Giovanni Giuliani, per prudenza emise un’ordinanza con cui dispose “l’allontanamento delle donne in gravidanza”, vietando di “consumare frutta e verdura raccolte nei terreni prossimi al luogo dell’incendio e interessate alla ricaduta di sostanze nocive prodotti dai fumi” e consigliando alla popolazione “di spostarsi temporaneamente in abitazioni non esposte e di non far pascolare animali”, rendendo “obbligatorio far analizzare il latte”.


