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Viterbo – Condannato a un anno in primo grado, è stato assolto in appello. È il professionista 38enne denunciato per stupro da una coetanea con cui avrebbe tentato un approccio sessuale riaccompagnandola a casa dopo un veglione di carnevale a base di alcol e divertimento.
L’assoluzione, perché il fatto non costituisce reato, è arrivata martedì davanti alla terza sezione della corte d’appello di Roma, presieduta dal giudice Mineo.
Per la presunta vittima, invece, sempre relativamente alla vicenda, si preannuncia un altro processo, stavolta nelle vesti di imputata, la cui prima udienza è stata fissata a giugno, per le presunte false dichiarazioni che avrebbe rilasciato al pm Renzo Petroselli durante le indagini.
La donna, secondo l’accusa, avrebbe negato i contatti sessuali avvenuti durante la serata tra lei e il presunto aguzzino, baci e carezze spinte, confermate invece dagli altri componenti della comitiva.
Nel febbraio 2013, il caso fece scalpore: la vittima, un’ingegnere di 37 anni, capo settore presso un ente pubblico, disse di essere stata violentata a casa sua dal professionista, che lei stessa avrebbe lasciato entrare durante la notte.
Il procuratore generale ha chiesto la conferma della condanna a un anno. Aggueritissimo il difensore di parte civile, Francesco Massatani. Il legale del trentenne, Marco Russo, ha ribadito che tra i due giovani c’erano già stati approcci sessuali reciproci durante la serata.
Vittima e imputato si incontrano la notte del 10 febbraio 2013. Lui è il fratello di un collega di lei. Vanno insieme al veglione di carnevale, a Ronciglione, mascherati da antichi romani. Bevono entrambi, come tutta la comitiva. Da lì in poi, le loro versioni discordano.
Lei smentisce ogni contatto con il 38enne durante il veglione. Ma, tra i ricordi annebbiati dall’alcol, la mattina dopo, rivede perfettamente l’immagine di lui che l’avrebbe messa a letto e l’avrebbe palpeggiata nelle parti intime, dicendole in inglese “I want your pussy”, mentre lei si ribellava.
Il racconto di lui è al contrario. Il suo avvocato, Marco Russo, raccoglie testimonianze di gente che ricorda di averli visti scambiarsi effusioni alla festa. Più che effusioni: avances esplicite e reciproche, dopo le quali più nulla. Solo il ritorno a casa. Lui e il fratello la riaccompagnano e se ne vanno. E tanto ritiene infamanti le accuse lanciategli dalla ragazza, che il trentenne arriva a denunciarla per calunnia.
Silvana Cortignani


