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Sequestro porto di Marta, decide il Riesame

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Marta - Il porto

Marta – Il porto

Il procuratore capo Paolo Auriemma

Il procuratore capo Paolo Auriemma

Viterbo - Il sostituto procuratore Massimiliano Siddi

Viterbo – Il sostituto procuratore Massimiliano Siddi

Marta - Il porto

Marta – Il porto

L'avvocato Giovanni Labate

L’avvocato Giovanni Labate

Marta – Sarà il tribunale del Riesame a decide se far sequestrare o meno il porto di Marta, sul quale il procuratore capo di Viterbo Paolo Auriemma e il pubblico ministero Massimiliano Siddi hanno aperto un’indagine per falso ideologico, abuso d’ufficio e violazione delle norme sulla tutela del paesaggio.

L’udienza è prevista per oggi. La procura si è rivolta al Riesame impugnando il no del gip di Viterbo, a cui aveva precedentemente chiesto di poter sequestrare il più grande porto del lago di Bolsena.

Nel fascicolo d’indagine del procuratore Auriemma e del pm Siddi compaiono i nomi del sindaco di Marta Maurizio Lacchini, della vicesindaca Lucia Catanesi e di alcuni assessori e tecnici comunali. Sono già stati raggiunti dall’avviso di garanzia e sono difesi dall’avvocato Giovanni Labate.

Nel mirino della procura è finito il molo inaugurato a maggio 2016 e finanziato dalla regione Lazio con fondi europei. Per gli inquirenti non avrebbe dovuto aumentare la capacità ricettiva del porto, ma doveva essere semplicemente un’opera idraulica a protezione della darsena esistente. Eppure a quel molo le barche, soprattutto nella stagione estiva, avrebbero attraccato. Secondo la procura, il comune di Marta si sarebbe procurato un vantaggio economico chiedendo alle imbarcazioni un canone per l’ormeggio al molo. Proventi non dovuti, per gli inquirenti, in quanto a quel molo le barche non potevano attraccare. Essendo, per la procura, solo un’opera idraulica.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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