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Viterbo – (sil.co.) – Appaltopoli bis approda in aula, ma non decolla. Troppi 31 imputati e 17 parti offese, c’erano vizi di notifica, per cui l’udienza destinata alle questioni preliminari, alle costituzioni di parte civile e all’ammissione delle prove è slittata al 13 marzo 2018.
Il tempo di fare l’appello, ieri, davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei, alla presenza di uno stuolo di difensori, pochi imputati e l’avvocato del Comune di Graffignano, per ora l’unico pronto a costituirsi parte civile.
Nessun legale presente per le altre sedici parti offese: Regione Lazio, Provincia di Viterbo e una lunga sfilza di Comuni, da Viterbo a Bolsena, Vignanello, Vasanello, Lubriano, Capranica, Corchiano, Celleno, Vetralla, Marta, Soriano nel Cimino, Arlena di Castro, Guardea e Alviano.
E’ il cosiddetto filone “Appaltopoli bis” o “Genio due” o “Genio Bis” della maxinchiesta della procura su un presunto giro di gare d’appalto pubbliche truccate. Ancora Genio e sregolatezza. Stavolta con un fiume di rinvii a giudizio, sempre per corruzione e turbativa d’asta.
Fuori del maxiprocesso solo l’imprenditore Mauro Gioacchini. Ma esclusivamente perché è l’unico a non essere stato interrogato nel corso delle indagini. Fuori, come qualcuno ricorderà, per un insolito caso di “omesso interrogatorio”. Con gli atti rimessi alla procura per colmare la lacuna e in vista un processo in solitaria.
Alla sbarra una valanga di imprenditori, tecnici comunali, ingegneri e pubblici amministratori. Il tutto mentre sull’intera vicenda pende la scure della prescrizione che, a partire dalla fine del 2017, comincerà a fare strage di capi d’imputazione. Si parla dell’80 per cento, dal momento che la stragrande maggioranza dei fatti risale al 2010 e il termine è di sette anni e mezzo dalla commissione del reato.
Era l’autunno del 2012 quando sfociò in 13 arresti e una sessantina di indagati a piede libero la maxi inchiesta dei pm Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci su un presunto giro di appalti truccati da un gruppo di imprenditori con la complicità di pubblici amministratori e dei funzionari del genio civile Roberto Lanzi e Gabriela Annesi.
Ne sono scaturiti cinque filoni: Genio uno, Genio bis, Pista Rossa, Vitorchiano e Acquabianca.
Del gruppo dei 31 processandi del filone “Genio bis” fanno parte, tra gli altri, gli imprenditori Fabrizio Galli e Cesare Bonamici, già sotto processo col giudizio immediato per “Vox populi”, il presunto giro di permessi facili e gare truccate di Acquapendente. E poi ancora, Marcello Rossi e Stefano Nicolai, finiti due volte ai domiciliari tra ottobre e novembre 2012. C’è anche Mario Rocchino di Orte, uno dei più noti imprenditori della Tuscia.
Tra i pubblici amministratori spiccano l’ex sindaco di Vignanello, Federico Grattarola e il tuttora sindaco di Arlena di Castro Publio Cascianelli.
Tutti indagati a piede libero, a suo tempo, per turbativa d’asta e corruzione. Un’evoluzione del “sistema”, secondo l’accusa, per eludere il genio civile e arrivare con meno spese (in tangenti) allo stesso risultato: fare man bassa di appalti pubblici spartendosi i bandi a tavolino in barba a eventuali concorrenti che, fuori dal giro, non avrebbero mai avuto l’opportunità di superare le gare.
Al rush finale, a distanza di quasi cinque anni dalla maxioperazione, soltanto il processo agli otto indagati del filone principale, nato come giudizio immediato.
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


