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Casa d’appuntamento in centro, un anno e dieci mesi allo sfruttatore

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Viterbo - Tribunale

Viterbo – Il tribunale

 

Viterbo - Il procuratore capo Paolo Auriemma

Il procuratore capo Paolo Auriemma, pm nel processo

 

Corso Italia

La casa d’appuntamento era in corso Italia

Viterbo – Casa d’appuntamento in corso Italia, un anno e dieci mesi al “protettore”.

L’uomo, imputato davanti al collegio, è stato condannato ieri per sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. Assolto invece dall’accusa di induzione in quanto la lucciola, fino a quando non lo ha denunciato, sarebbe stata d’accordo col compagno nell’esercitare il mestiere più antico del mondo.

Non luogo a procedere, infine, per l’ulteriore accusa di lesioni in quanto la presunta vittima, nel frattempo, ha deciso di perdonarlo e rimettere querela. Motivo per cui è venuto meno anche il divieto di avvicinamento, che era tuttora in vigore. 

Il procuratore capo Paolo Auriemma, che ha seguito personalmente il caso, aveva chiesto una condanna a tre anni e mezzo. 

I fatti risalgono al 7 ottobre dell’anno scorso. Protagonista una coppia di romeni. Era circa l’una di notte quando la donna, poco più che ventenne, è scappata da casa e ha chiamato i carabinieri cui ha raccontato di essere stata picchiata in mezzo alla strada, in piazza del Teatro, dal compagno, che l’avrebbe costretta a prostituirsi in un appartamento in pieno centro storico, in corso Italia.

L’uomo, un connazionale di 30 anni, è così finito a Mammagialla con l’accusa di sfruttamento della prostituzione. Scattato l’allarme, i carabinieri si sono precipitati nell’appartamento di corso Italia. 

In un fascicolo fotografico, che Auriemma ha fatto acquisire agli atti, le prove dell’attività di meretricio. In casa di tutto, da una valanga di preservativi agli oggetti più svariati atti alla prostituzione. 

I rapporti sarebbero iniziati con una relazione sentimentale. “Poi mi ha convinta a prostituirmi – ha messo a verbale la donna nella denuncia – per strada, a casa dei clienti e nel nostro appartamento. Un incubo. Per non farmi scappare, lui stava sempre con me. Anche mentre intrattenevo i clienti, lui aspettava nella stanza a fianco con la porta socchiusa. Mi ha tolto i documenti. E quando la sera era ubriaco, mi picchiava”.

Gli investigatori hanno trovato tutti i riscontri. Anche su internet, dove c’erano annunci su un sito di incontri molto esplicito, con i contatti corrispondenti ai telefoni della donna. La media sarebbe stata di 4-5 uomini al giorno. Ma secondo il difensore dell’imputato, avvocato Guido Conticelli, la ventenne sarebbe stata consenziente. 

“Facevano la fame e quando lui ha perso il lavoro lo hanno deciso insieme che lei si sarebbe prostituita – ha detto il legale – quella sera hanno litigato per i soldi, perché giocavano entrambi allo slot machine e lui aveva vinto 500 euro, che non le dato subito per pagare l’affitto. Un semplice litigio di coppia, per motivi economici, non perché la volesse obbligare a prostituirsi”.

D’altro canto la stessa vittima in aula, oltre a perdonare il presunto aguzzino, ha negato che fosse stato lui a mettere le sue foto su internet, dicendo che si sarebbe limitato a scattargliele. Sarebbe stata invece lei a metterle on line, indicando i suoi numeri telefonici ai potenziali clienti. 

Per il procuratore Auriemma, nonostante il perdono e le mezze ammissioni, era comunque ravvisabile il reato di induzione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, nonché le lesioni per cui la ventenne è dovuta ricorrere alle cure dei sanitari di Belcolle.

Fatto sta che, nonostante la richiesta di assoluzione della difesa, è finita con una condanna. Colpevole di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Anche se alla fine, salvato dalla stessa vittima, se l’è cavata con un anno e dieci mesi, sospensione condizionale della pena e revoca del divieto di avvicinamento. 

Silvana Cortignani


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