Viterbo – “Frequento Viterbo spesso e la vedo peggiorata negli ultimi anni”. Sporcizia e abbandono. A Luca Nannipieri, critico d’arte, volto di Rai1 e giornalista per Panorama e il Il Giornale, oggi sono serviti pochi minuti per farsi un’idea sullo stato della città.
Gli è bastato scendere dal treno.
“Volevo fare il biglietto di ritorno – ricorda Nannipieri – ma mi è stato detto che prima di lunedì non si poteva”. Uscendo dalla stazione, anche peggio.
“La sporcizia si nota – continua Nannipieri – è un dolore per chi ci vive, ma anche per me è una sofferenza, nel vedere una delle più belle città d’Italia ridotta così”.
Nannipieri è nel capoluogo per partecipare all’Autunno culturale, ciclo d’incontri voluto dal Centro studi il leone e curato da Emanuele Ricucci.
“Viterbo – continua Nannipieri – con la sua rete di comuni e bellezze, le necropoli e le chiese che tessono il territorio intorno, ne fanno una capitale dell’arte”. Come tale andrebbe considerata.
Ma in Italia, il capoluogo della Tuscia non è un’eccezione. Non a caso, il tema dell’incontro è la bellissima Italia che cade a pezzi.
Turismo, centri storici tra pubblico e privato, con una domanda. Gli italiani meritano il patrimonio più importante del mondo?
Verrebbe da rispondere di no.
“Se hai una chiesa – osserva Nannipieri – non puoi farne un nightclub.
Abbiamo siti archeologici nell’abbandono, quando potrebbero essere volano per il rilancio economico”.
Ricchezze in ogni angolo d’Italia. “Esistono tante realtà – sostiene Nannipieri – ciascuna città con una chiesa, palazzi, che se fossero dati in gestione, potrebbero rinascere”.
Piuttosto che vederli morire ogni giorno, accettare il contributo che anche i privati possono dare. Dove il pubblico non può arrivare, perché il modello Civita di Bagnoregio non è replicabile ovunque.
Mentre i cittadini possono giocare un ruolo importante nel prendersi cura dei beni. “Anche se le associazioni – osserva Nannipieri – non devono essere la stampella dello Stato, che magari non ha soldi e non può tenere aperto un museo, ma tanto ci pensano le associazioni. I cittadini devono essere protagonisti, non stampelle”.
E con la cultura si può fare profitto: “È tutta salute, attorno vi gravitano interessi, corretti, persone che lavorano. Altrimenti, se i capolavori restano chiusi, attorno ci gravitano i topi e si ricoprono di polvere.
Non capisco chi il profitto lo fa vendendo i suoi libri o le sue canzonette e poi si scandalizza se si vuole trarre lo stesso profitto da una pala d’altare”.
Giuseppe Ferlicca



