Viterbo – “Tutti a casa. I docenti ‘deportati’ illegittimamente devono ritornare tutti quanti a casa”. È l’appello lanciato ieri dalla segreteria generale della Uil scuola Viterbo Silvia Somigli, da Marcella Brancaforte e Ingrid Fronhofer, entrambe docenti “deportate”, durante l’incontro organizzato dalla Uil scuola al terzo piano di corso Italia 68 a Viterbo.
“E questo – prosegue Silvia Somigli – deve essere un imperativo abbracciato e sostenuto anche dalle istituzioni, non solo sindacale, e deve accogliere le istanze di un movimento civile che parte dal sud. La questione della riforma della scuola incide sulla vita di tantissimi docenti e famiglie e deve essere ancora risolta. E non vogliamo passare dai mesi agli anni di attesa perché il danno sarebbe tremendo e irreparabile”.
In discussione – come recita il titolo dato all’incontro – “La legge 107 della buona scuola e le sue ricadute: i docenti immobilizzati, la questione meridionale dei docenti del sud”.
Vale a dire quegli insegnanti che grazie alla riforma si sono trovati a lavorare a centinaia di chilometri di distanza da casa, lasciando famiglie e grattando fino all’ultimo i propri risparmi per mantenersi fuori oppure scegliere la vita del pendolare, nei fine settimana o tutti giorni per i meno fortunati. Gente che, da due anni, deve ancora far ritorno.
“Non c’è solo un errore fatto dal ministero – ha detto Marcella Brancaforte – ma una vera e propria battaglia per i diritti dei lavoratori della scuola. Innanzitutto il diritto di poter svolgere il proprio lavoro con serenità e dignità al servizio del territorio e delle nuove generazioni”.
I docenti assunti in ruolo in fase B e C e poi “immobilizzati” dalla 107 della Buona scuola vivono e lavorano da 2 anni fuori dalle sedi di appartenenza, con la clausola di firmare la mobilità straordinaria. Le evoluzioni della Legge lasciano però perplessi.
“Il sistema che immobilizza gli assunti della Buona scuola al nord e confina i precari in un limbo senza speranza si è rivelato in questi 2 anni infatti macchinoso e ingiusto”, ha spiegato Brancaforte. “La legge 107 – sottolinea infatti – a tutt’oggi non permette un piano di rientro immediato, né lo mette in programma. Durante l’ultima mobilità, le nostre cattedre sono state serenamente accantonate per fare spazio ai neo immessi, perché per lo stato italiano secondo questa legge ci dobbiamo considerare soddisfatti per avere ottenuto l’agognato ruolo”. Ma non è questo il punto.
Tant’è vero che un algoritmo un po’ così ha sballottato un’intera categoria di lavoratrici e lavoratori, prevalentemente dal sud al nord, creando in tal modo quella che in breve tempo Ingrid Fronhofer definisce “una vera e propria emergenza sociale per le ovvie conseguenze che un trasferimento di un docente fuori sede prevede: dai costi materiali a viaggio, alloggio e vitto fino ai costi sociali e all’allontanamento dal proprio nucleo familiare con tanto di impossibilità di ricongiungimento allo stesso). Tutto questo “impoverisce e immobilizza una categoria di lavoratori. E siccome le ripercussioni non tardano a farsi sentire, chiediamo attenzione”.
“A seguito della legge 107 – ha ripreso poi la parola Brancaforte – una classe di docenti tra i 40 e i 65 anni è stata sballottata in sedi improbabili, selezionate senza alcun criterio da un algoritmo impazzito e vive lontano dalle famiglie e dai territori di appartenenza. Si vive quindi lontani dalle sedi dove per anni e anni ognuno ha lavorato promuovendoci a uno status di ‘precari di ruolo’ che oggi prestano servizio in un limbo senza prospettive di ritorno. Siamo oltre 15.o00, e ci siamo costituiti spontaneamente in comitati. L’ondata di protesa parte dal sud con il comitato Nonsisvuotailsud e si estende ad aLTRI Comitati”.
Molti gli incontri e le tavole rotonde interregionali che si sono susseguiti da metà ottobre e per tutto novembre. A partire dalla Sicilia, dove il comitato Nonsivuotailsud ha aperto le danze. Le tavole rotonde sono poi proseguite in Campania, Abruzzo e ieri anche a Viterbo.
“La legge 107 – ha ribadito Somigli – ha dato la possibilità a molti docenti di entrare di ruolo, ma il prezzo pagato, per molti di loro, è stato alto. Questo a causa di un algoritmo totalmente sbagliato e giudicato illegittimo da diverse sentenze della magistratura. Una di queste ha permesso alla Uil scuola di riportare a casa dal Cadore Roberta Russo. Passando però per la sentenza di un giudice. Questo non lo vogliamo più”.
“Continueremo a dare battaglia anche dal punto di vista legale – ha concluso Silvia Somigli – ma la possibilità per un docente di continuare a vivere e lavorare dove ha la residenza deve diventare una vera e propria garanzia contrattuale”.
Daniele Camilli





