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Viterbo – (sil.co.) – Un errore medico o l’elettrobisturi che non ha funzionato? Una domanda che dopo cinque anni deve ancora avere risposta, dietro il calvario di un uomo finito in carrozzina dopo un banale intervento alla colecisti.
Il processo per lesioni colpose gravissime al chirurgo che lo ha operato è iniziato soltanto ieri.
E’ la storia di Savio Speranza, 83enne di Soriano nel Cimino. Operato a Belcolle il 10 luglio 2012, quando aveva 78 anni, gli fu perforato l’intestino e nel giro di poche ore finì prima in setticemia e poi in coma. Operato d’urgenza una seconda volta, rimase per venti giorni in rianimazione.
Entrato sulle sue gambe in ospedale per un intervento di routine, il pensionato ne è uscito sulla sedia a rotelle, senza tornare a deambulare. Al suo ingresso, godeva di ottima salute.
Per la procura un caso da archiviare, in seguito all’incidente probatorio che avrebbe scagionato il medico. Non per la famiglia che, opponendosi, ottenne un supplemento di indagini, affidate dal gip al professor Mauro Bacci.
Secondo il superperito del tribunale non ci sarebbero dubbi: a provocare le lesioni è stato l’elettrobisturi usato durante l’intervento. Da stabilire se per colpa della mano del chirurgo oppure per un difetto dello strumento.
Adesso il processo. Un processo che promette di essere breve quello che si è aperto ieri davanti al giudice Giacomo Autizi.
Nel frattempo, infatti, la vittima è ricorsa in sede civile, chiedendo un risarcimento di decine di migliaia di euro direttamente alla Asl, per cui non si è costituita in sede penale contro il professionista.
E sia il difensore dell’imputato (avvocato Giuliano Migliorati), sia la pubblica accusa hanno deciso di stringere i tempi, ammettendo tra le prove le perizie fatte a suo tempo per l’incidente probatorio e quella successiva del professor Bacci, evitando così di dover sentire in aula i consulenti. Per cui, salvo imprevisti, visto che il caso è ampiamente documentato, già il prossimo primo marzo si dovrebbe arrivare alla sentenza.

