Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Mi spiace che Cinalli, che da educatore e divulgatore ambientale ha indubbi meriti – perché non sarà mai abbastanza l’impegno nella difesa dell’ambiente, specie in una città come Viterbo – abbia reagito in questo modo.
Premetto che non sono un semplice sociologo, ma uno che da quarant’anni si occupa di ricerca in una delle università più prestigiose d’Italia, la Sapienza di Roma, con numerose liasions estere, e che quindi definirmi “provinciale” mi sta un po’ stretto… Ho scritto per Tusciaweb un intervento che voleva essere un po’ meno professorale e più discorsivo, ma evidentemente così ho finito per essere frainteso.
La mia non è presunzione, è la valutazione che proviene da una specifica competenza professionale, che condivido con gran parte della comunità scientifica e che, mi spiace doverlo sottolineare, non dipende dal giudizio improvvisato del buon Cinalli.
Anche in questo respingo al mittente l’accusa di provincialismo, perché il provincialismo consiste proprio nel dare giudizi a orecchio, presuntuosi, senza conoscere la realtà delle cose. Ma bando ai personalismi e parliamo di cose più serie.
Dunque: quando si fa un’indagine su un fenomeno, innanzitutto occorre formulare una teoria ben esplicita e scientificamente fondata, in modo da definire i vari fenomeni in un certo modo. Già qui la definizione dl fenomeno deve essere, per così dire, condivisa e consolidata nella comunità scientifica, deve essere logica, e non di natura ideologica. In tal modo è possibile identificare degli “indicatori”, cioè degli specifici fattori che rappresentano e “misurano” il fenomeno.
Ecco perché considerare il tasso di motorizzazione come elemento di disturbo ambientale di per sé è sbagliato. Cioè derivato da un giudizio di valore ideologico e, ripeto, vagamente luddista (automobile=inquinamento, forma di consumismo, ecc.). C’è persino chi considera la diffusione di televisori, di cellulari o di collegamenti internet come un dato negativo e questo è, appunto, luddismo (cioè, come si legge nei dizionari, opposizione alle macchine e alla modernità e ormai sinonimo di misoneismo, cioè di contrarietà all’innovazione, specie tecnologica).
In realtà non è il numero di automobili che produce di per sé inquinamento, ma le loro caratteristiche e l’uso che se ne fa. Piuttosto, occorrerebbe misurare il tasso di polveri sottili di origine motoristica presenti nell’ambiente, il tasso di invecchiamento del parco automobilistico (quanti euro 0, 1 , 2, 3 sul totale),il tasso di auto elettriche, ibride o a metano (ma l’auto a metano ha altre controindicazioni…).
Ancora. Voglio ripetere che il Comune di Viterbo è senz’altro colpevole di omissioni, ma dal punto di vista scientifico se un soggetto non è misurabile o non è completamente misurabile, non può fare parte di una graduatoria.
Possiamo esporlo al pubblico ludibrio, certo, perché non si è fatto misurare, ma da qui a metterlo a confronto con alti soggetti pur in mancanza di dati confrontabili ce ne corre, anzi è metodologicamente, cioè scientificamente sbagliato.
Se si opera diversamente dalla prassi scientifica consolidata, è chiaro che si gioca con i numeri per fini altri, forse persino dignitosi, ma NON scientifici; ed è colpevole in tal caso far passare per scientifici dati che non lo sono. Questo imputo agli statistici di Legambiente.
Porre in fondo alla graduatoria Viterbo pur in mancanza di dati, invece che inserire la città in un elenco di comuni non classificabili per mancanza di dati, diventa – come ho scritto – una sorta di bacchettata sulle mani degli amministratori. La bacchettata sulle mani tuttavia non rientra nella prassi scientifica. Neppure in quella educativa. Forse in quella politica.
Senza contare che anche a Cinalli apparirà paradossale che Viterbo risulti senza verde pubblico (magari pure maltrattato, ma ce ne è eccome…) e che comunque altre indagini statistiche premiano la città per qualità dell’aria e delle acque. Tanto per dire quanto la questione può essere discutibile, in mancanza di una metodologia scientificamente corretta….
P.S.: per carità, niente medagli sul petto di nessuno, ma vorrei ricordare a Cinalli che il sottoscritto, coinvolto dal Comune in un progetto per Viterbo capitale della cultura, propose di inserire, in omaggio proprio alla cultura dell’ambiente, un centro storico oil free, aperto solo a car sharing elettrico e a mezzi pubblici elettrici. La proposta era troppo costosa e innovativa, non fu accolta.
Francesco Mattioli
