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Morì per piaga da decubito, il giudice: “La Asl dia 65mila euro al figlio”

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Giorgio Bernardi

Giorgio Bernardi

Bassano Romano – Morì per piaga da decubito, “la Asl dia 65mila euro al figlio”. E’ la proposta del giudice del tribunale di Viterbo, Federico Bonato, per favorire una conciliazione tra le parti. E’ stata celebrata infatti la causa civile contro la Asl di Viterbo, la sua assicurazione e A.M., il medico di base che seguiva la vittima.

A promuovere la causa è stato Giorgio Bernardi, il figlio di Vittorina Nicodemi, morta nel 2012 per sepsi, disidratazione e insufficienza renale. Un’infezione circoscritta in una piaga da decubito al tallone, diventa letale. Bernardi “riceve – scrive il giudice – 65mila euro dalla Asl di Viterbo e dalla sua assicurazione, in ragione la prima del 5% (3250 euro) della somma e del 95% (61750 euro) l’assicurazione, a definizione del presente procedimento e di tutte le altre azioni, controversie o questioni relative al fatto per cui è processo, rinunciate dalle parti, senza alcun riconoscimento di responsabilità da parte dei convenuti e solo per evitare ulteriori spese e aggravi della procedura”.

Nicodemi muore il 7 agosto 2012, a 84 anni. Due esposti ai Nas, uno alla regione Lazio, la denuncia nei confronti del medico di base. Sul caso viene aperto un procedimento per omicidio colposo e omissione di atti d’ufficio. La procura di Viterbo, pubblico ministero Fabrizio Tucci, chiede l’archiviazione. Motivo: la consulenza medico legale non giunge a conclusioni certe sulla qualità dell’assistenza all’anziana. In pratica, per il medico legale incaricato dalla procura è difficile stabilire se le cure siano state adeguate o meno e se quella piaga avrebbe avuto comunque lo stesso decorso, anche con un’assistenza sanitaria impeccabile. 

Secondo il figlio della vittima, la cartella clinica non sarebbe stata redatta: di conseguenza, non ci sarebbe prova delle cure ricevute dalla madre. Per Bernardi, inoltre, la madre non sarebbe stata informata di quali trattamenti avrebbe dovuto subire: il consenso informato della paziente non sarebbe stato acquisito dai medici.

Alla richiesta di archiviazione del fascicolo per omicidio colposo e omissione di atti d’ufficio, il figlio si è subito opposto. Ma alla fine il giudice ha disposto l’archiviazione. “Rimangono pendenti davanti al tribunale penale di Viterbo – sottolinea Bernardi – nove procedimenti inerenti a denunce che presentate a tutela della fede pubblica e per ipotesi di reato perseguibili d’ufficio”.


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