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Porto di Marta, indagati sindaco e vicesindaco

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Maurizio Lacchini

Maurizio Lacchini

Lucia Catanesi

Lucia Catanesi

Marta - Il porto

Marta – Il porto

L'avvocato Giovanni Labate

L’avvocato Giovanni Labate

Marta – Maurizio Lacchini e Lucia Catanesi.
Ci sono anche i nomi del sindaco e della vicesindaca di Marta nel fascicolo di indagine aperto dal procuratore Paolo Auriemma e dal pubblico ministero Massimiliano Siddi sul porto più grande del lago di Bolsena.

Tra le ipotesi di reato formulate preliminarmente dagli inquirenti ci sono il falso ideologico, l’abuso d’ufficio e la violazione delle norme sulla tutela del paesaggio. Reati contestati a vario titolo a sindaco, vicesindaca e ad alcuni assessori e tecnici comunali.

Il primo cittadino Lacchini e la vicesindaca Catanesi, anche assessora ai lavori pubblici e all’urbanistica, sono difesi dall’avvocato Giovanni Labate. “I miei assistiti – dice il legale – si dichiarano estranei a qualsiasi ipotesi di reato, perché si tratta solo di un equivoco amministrativo che chiariranno nelle sedi opportune”. Per il momento, nessun indagato sarebbe stato interrogato dal procuratore capo e dal pubblico ministero. Gli sarebbe stato notificato solo l’avviso di garanzia.

Nel mirino della procura è finito il molo inaugurato a maggio 2016 e realizzato con fondi della regione Lazio. Per gli inquirenti non avrebbe dovuto aumentare la capacità ricettiva del porto, ma doveva essere semplicemente un’opera idraulica a protezione della darsena esistente. Eppure a quel molo le barche, soprattutto nella stagione estiva, avrebbero attraccato. Da qui le ipotesi di falso ideologico, abuso d’ufficio e la violazione delle norme sulla tutela del paesaggio. In particolare, secondo la procura, il comune di Marta si sarebbe procurato un vantaggio economico chiedendo alle imbarcazioni un canone per l’ormeggio al molo. Proventi non dovuti, secondo gli inquirenti, in quanto a quel molo le barche non potevano attraccare. Essendo, per la procura, solo un’opera idraulica.

Le indagini vanno avanti da almeno sei mesi, essendoci già stata una richiesta, concessa dal gip del tribunale di Viterbo, di proroga.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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