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“Quanto avvenuto a Tarquinia è gravissimo”

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Andrea Egidi

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Viterbo – Appena eletto, per il segretario provinciale Pd Andrea Egidi arriva la prima grana. A Tarquinia il partito non si presenta alle elezioni per l’Università agraria. Mai accaduto prima. Anticipa drastiche decisioni se il partito locale non cambierà rotta, mentre per il suo terzo mandato, vede un Pd da radicare ancora di più nella società, mentre alle porte ci sono Politiche, regionali e comunali.

Per lei il terzo mandato alla segreteria provinciale. Da dove parte?
“Dall’esito di un congresso che ha fatto bene al Pd e e dal segnale positivo emerso all’assemblea di lunedì. Il voto sul presidente Luisa Ciambella con l’astensione dei delegati della mozione guidata da Manuela Benedetti è un fatto positivo di cui tenere conto”.

Nel frattempo, subito una grana. Il Pd a Tarquinia non ha presentato la lista all’Università Agraria. Che è successo?
“Quanto avvenuto a Tarquinia è un fatto gravissimo che va al di là delle responsabilità di un singolo, ma investe un intera esperienza. Ne ho parlato a lungo con Palmini e molti altri, a partire dal regionale. Aspetto che il partito locale si riunisca, perché è giusto che si dia una spiegazione al partito stesso e agli elettori. Come federazione siamo determinati a seguire con molta attenzione questa fase e il futuro del circolo”.

Che vuol dire, arriverete a decisioni drastiche?
“C’è il tempo per comprendere se la reazione del segretario e del direttivo locale sia all’altezza della gravità della situazione. Chi mi conosce sa bene che non dirigo il Pd attraverso scelte avventate né voglio dare l’idea di una ritorsione per come è andato il congresso, così siamo chiari. Il punto però resta e io credo che quel gruppo dirigente dovrebbe fare seriamente un’analisi della sua funzione politica a Tarquinia e affrontare seriamente i prossimi mesi. Stop a veti, superficialità e supponenza, promuovere un rinnovamento vero e non di facciata”.

Si spieghi meglio.
“In questi casi non si dirige col bastone, si fa un patto di lealtà con i livelli locali e si mettono nelle condizioni per uscire dall’errore. Noi ci siamo, se a livello locale c’è la predisposizione a capire tutti si può risolvere, altrimenti le soluzioni drastiche, come dice lei, saranno inevitabili”.

Tornando alla sua rielezione, che Partito democratico immagina?
“Immagino e lavoro per un Pd che abbia l’assillo di stare nella società, di essere lo strumento del cambiamento e non della polemica interna. Abbiamo un responsabilità enorme, continuare a dare risposte ai cittadini attraverso il governo”.

Qual è lo stato di salute del partito?
“Negli ultimi mesi, già prima del congresso abbiamo avuto la forza di ristrutturare molti circoli che da tempo soffrivano, oggi è un partito più forte anche perché ha svolto un congresso vero, significativo dal punto di vista politico, ha messo in campo un gruppo dirigente nuovo nel suo insieme. Nuovo e pronto per le sfide che abbiamo di fronte. Mi ha colpito positivamente il colpo d’occhio dell’assemblea, molti giovani delegati e il 50 per cento dei delegati donne”.

Fioroni pone il problema delle alleanze in area moderati. Nella Tuscia il Pd dove guarda, al centro, a sinistra?
“Il Pd per me non cambia impostazione e profilo. Bisogna avere una proposta chiara e nuova nel rapporto con la società e attraverso quella realizzare alleanze sociali, prima ancora che politiche. Non possiamo lavorare a uno schema politicista. Il tema resta il rapporto prioritario con i settori della società, cui dare voce e con quest’impostazione guardare a forze politiche e civiche disponibili. Sia di carattere moderato, sia della sinistra che si pone il tema del governo. Devo essere sincero però, allo schema politicista preferisco un Pd che si ponga il tema di un rapporto ampio con la società”.

Manuela Benedetti l’accusa di un avvio poco democratico nelle prime scelte.
“Non mi pare che abbia fatto accuse. Ha fatto un ragionamento su come io penso d’impostare il lavoro. Sono evidentemente i frutti di un congresso che progressivamente mi metto nelle condizioni di superare”.

Che ruolo vede per quel 44% rappresentato dallo schieramento contrario al suo al congresso?
“Il ruolo di una minoranza larga e plurale che voglio rispettare e con la quale il confronto sarà costante e serio, non sugli equilibri ma sulle cose da fare. Ciò a partire da come immaginiamo di preparare e costruire un grande momento programmatico per i prossimi mesi e su come decidiamo di andare alle elezioni nel 2018. Se ci ritroviamo su questo, la ripresa di un processo unitario è a portata di mano”.

Sicuro che il congresso sia davvero finito? All’assemblea l’astensione della zona panunziana Pd è stato un segnale positivo, ma il clima non è parso proprio sereno.
“Forse sbaglio ma non ho percepito un brutto clima. I congressi provinciali drammatici sono altri”.

Il voto in Sicilia e a Ostia è un campanello d’allarme per il Pd?
“Il voto in Sicilia conferma un punto delicato. Se non stai sul terreno della battaglia essendo percepito come competitivo e realmente affidabile subisci la dinamica del voto utile. Anche stavolta è capitato questo. Un rischio così, insisto, non lo eviti con un atteggiamento politicista, ma solo sul terreno della proposta politica e del rapporto vero e profondo con la società, con chi soffre e con chi investe nel futuro”.

L’azione di Renzi si sta offuscando?
“Non credo. L’azione di Renzi è cambiata nel corso dei mesi. Oggi guida il più grande partito della sinistra riformista in Italia e si sta dedicando, secondo me molto bene, a un tour nella società italiana che fa bene a lui e rafforza il profilo del Pd come partito che sta dove sta il popolo. Io l’ho visto a Civita Castellana e ascoltato con attenzione a Napoli, è stato formidabile. È tornato a parlare al Paese con una forza e lucidità che a me convincono molto. Mi sembra cha sia tornato in piena forma dopo mesi di oggettiva difficoltà dovuta al post referendum”.

Le regionali saranno una partita non facile. Come si superano le insidie?
“Mettendo nelle condizioni da subito il Pd e Zingaretti di cominciare spediti. Il partito regionale faccia il partito, cioè pensi in accordo col presidente, alla definizione di un assetto d’alleanze e liste e al programma e Nicola sia libero di fare la migliore campagna elettorale possibile, con il Pd e le altre forze che lo sosterranno. Abbiamo un patrimonio importante che va speso, che è il lavoro di questi cinque anni. Un patrimonio che non sarà scalfito da qualche operazione giudiziaria che sa più di orologeria che di altro”.

Il centrodestra in vista del voto nel capoluogo si sta muovendo da tempo. Il Pd come si muoverà?
“Che il centrodestra si stia muovendo è oggettivamente una notizia, anche se non vedo straordinari innovatori all’orizzonte. Noi accompagneremo e aiuteremo il partito cittadino alla definizione di una proposta larga e più inclusiva in grado di competere di nuovo”.

Ipotesi voto a marzo. Il Pd sarà pronto per quella data?
“Se sarà marzo saremo pronti per quella data”.

Giuseppe Ferlicca


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