Viterbo – Lotta dura senza paura. Confermato lo sciopero unitario del 13 dicembre. Prosegue la mobilitazione dei sindacati dei lavoratori per chiedere alla Lega delle cooperative il rispetto dell’accordo firmato il 9 maggio di quest’anno per il mantenimento dei livelli occupazionali.
Dopo lo sciopero dell’11 novembre, quando i lavoratori hanno incrociato le braccia per un’ora a inizio turno, i sindacati Filcams Cgil e UilTucs hanno organizzato martedì scorso un presidio sotto la sede nazionale di Legacoop a Roma incontrando l’associazione nazionale cooperative di consumatori (Ancc).
“La risposta che abbiamo avuto dall’Ancc – hanno detto Donatella Ayala della Filcams Cgil e Elvira Fatiganti della UilTucs – non è stata soddisfacente. Ancc ha precisato che le cooperative restano autonome nella gestione. Noi abbiamo ribadito che ci aspettiamo un riscontro in tempi brevi e che la nostra mobilitazione non finisce, anzi va avanti finché non verrà rispettato il patto occupazionale di maggio da parte di Unicoop Tirreno. Confermiamo quindi lo sciopero unitario del 13 dicembre, mettendo in campo ulteriori azioni per non abbassare il livello di attenzione. Vogliamo sapere come intendono rispettare il patto occupazionale, un accordo che ha visto 8 mesi di trattative e un referendum con cui 2.200 lavoratori si sono fatti carico dei sacrifici richiesti”.
Il presidio in via Guattani a Roma ha visto la partecipazione di tutte le segreterie sindacali territoriali e provinciali di Lazio, Toscana, Campania e Umbria.
“Vogliamo – spiegano Donatella Ayala ed Elvira Fatiganti – risposte concrete sul rispetto dell’accordo del 9 maggio che è stato disatteso dopo soltanto un mese dalla presentazione al Ministero del Lavoro. In base a quell’intesa, avevamo ottenuto gli ammortizzatori sociali per tamponare gli esuberi. Invece, si procede con terziarizzazioni di servizi come quello della pescheria che provocano un aumento degli esuberi, si va avanti con cessioni, procedure di mobilità, mancato confronto e mancata applicazione degli ammortizzatori”.
“Intendiamo ottenere risposte chiare e precise su quali siano i progetti della cooperativa e se il piano industriale sarà in grado di tutelare l’identità che caratterizza UniCoop Tirreno sin dalle sue origini. Al momento è in discussione il futuro stesso dell’azienda, visto che al tavolo nazionale è stato confermato che i conti non sono ancora in ordine. Non vogliamo che altri lavoratori, dopo quelli di Terracina dove il punto vendita chiude, facciano le spese di scelte gestionali sbagliate”.
“Non intendiamo essere il capro espiatorio di nessuno – concludono Donatella Ayala ed Elvira Fatiganti – e non accettiamo che le responsabilità vengano scaricate su chi lavora e non su chi guadagna centinaia di migliaia di euro”.



