Viterbo – Via vai di uomini a tutte le ore, squillo cinese denunciata dagli altri condomini del palazzo. A processo per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione è finito il compagno italiano, che secondo l’accusa sarebbe stato anche il protettore.
Era tra la fine del 2013 e la primavera 2014. La coppia avrebbe esercitato la “professione” in un appartamento trasformato in casa d’appuntamento al primo piano di un elegante complesso residenziale di via Torricelli, al Riello. Gli altri inquilini dei due palazzi aventi in comune lo stesso cortile l’avrebbero capito dal continuo andarivieni di uomini diretti a casa dell’orientale. Ne hanno parlato tra loro, poi si sono recati in questura a sporgere denuncia.
Ieri la prima udienza davanti al collegio. Lei avrebbe accettato di prostituirsi quando lui ha perso il posto, ha fatto notare la difesa, alludendo alle dichiarazioni della donna il giorno del fermo. Di sicuro, secondo l’accusa, in quel periodo l’imputato non lavorava e viveva alle spalle della compagna.
“Riceveva clienti di mattina, di pomeriggio e pure di sera. Si capiva che non erano semplici visite, perché l’uomo si allontanava e loro spesso non trovavano la strada e si mettevano a telefonare dal cortile condominiale oppure suonavano ad altre porte”, hanno raccontato due residenti, uno dei quali un ex carabiniere, sentiti come testimoni.
Un giorno la presunta vittima sarebbe addirittura scesa in strada in camicia da notte per andare incontro a un cliente: “E’ andata a prendere personalmente un uomo che si era perso e che girava tra il cancello e i garage senza sapere dove andare”.
Delle indagini si sono occupati i poliziotti del nucleo radiomobile. “Ci siamo appostati per giorni. Ogni volta che arrivavano i presunti clienti, un minuto prima l’uomo usciva e lasciava aperto sia il portone del palazzo, sia il cancello automatico. Il giorno del blitz, abbiamo trovato 144 preservativi a casa della coppia. Gli annunci erano sia su internet che sui giornali e i numeri telefonici corrispondevano alla donna. Sul suo conto corrente c’erano quattro versamenti da mille euro. E abbiamo trovato oltre tremila euro in contanti nella cappetta della cucina”, ha spiegato in aula uno degli investigatori.
Per l’avvocato Federica Ambrogi, difensore dell’imputato, tutto è riconducibile alla donna: “Dalle schede telefoniche al contratto col gestore, alla pubblicazione degli annunci, al conto corrente. Su quello intestato all’imputato c’era un saldo di tre euro. Faceva tutto lei, infatti si è arrabbiata con gli agenti quando l’hanno portata in questura. Lui era solo a conoscenza”.
La donna, che nel processo figura come parte offesa, quindi presunta vittima, sarà sentita all’udienza del 12 dicembre. Sempre che si presenti, perché la coppia da quella casa di via Torricelli sarebbe sparita dopo un mese.
Silvana Cortignani
