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“Bisogna migliorare i collegamenti su ferro e gomma”

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Giancarlo Turchetti

Giancarlo Turchetti

Viterbo – “Bisogna migliorare i collegamenti su ferro e gomma”. Giancarlo Turchetti chiede di intervenire sulle infrastrutture del Viterbese perché esca dall’isolamento e sviluppi il turismo: Trasversale e ferrovia sono le priorità. Nel 2107, il segretario della Uil non ha visto forti segnali di ripresa e, per il prossimo, chiede la collaborazione di tutti per avviare progetti condivisi con l’unico obiettivo del bene del territorio.

Che anno è stato il 2017 per la Tuscia?
“Il nostro territorio – dice Turchetti – non ha avuto questa ripresa tanto sbandierata. Non industrializzato, al di là del polo ceramico di Civita Castellana, ma fatto di piccole e medie imprese e la crisi è avvenuta in ritardo rispetto a quelle grandi e, in ritardo, è venuta anche la ripresa. Qualcosa si sta muovendo, ma segnali forti non ce ne stanno. Non è stato un anno positivo, speriamo che il prossimo sia diverso. Molto dipenderà dalle scelte del governo e da come verranno messe in pratica dalle amministrazioni locali”.

Quali sono state le mancanze più evidenti?
“L’aspetto più importante del Viterbese sono le infrastrutture e, purtroppo, non abbiamo buoni collegamenti né su ferro né su gomma. Abbiamo una ferrovia che non risponde alle esigenze del territorio, per arrivare a Roma ci vogliono due ore, e la Trasversale, su cui il consiglio dei ministri ha dato l’ok, ha mostrato poi delle criticità per cui è stato chiesto all’Anas di superarle.

Se noi non riusciamo a sbloccare la provincia da questo punto di vista, questa rimarrà sempre relegata in una posizione isolata. Isolata in particolare dal porto di Civitavecchia che può essere invece un importante volano di sviluppo dal punto di vista turistico, per le crociere e le merci. Trasversale e ferrovia sono fondamentali perché tutte le bellezze che abbiamo possano essere apprezzate, creando indotto”.

Altre criticità?
“Punto molto sul termalismo che è una risorsa per noi importante. Abbiamo una quantità di acqua per fare grandi cose e non sfruttiamo nulla, mentre altri posti, come Fiuggi e Chianciano, ci hanno costruito degli imperi, con un’acqua che non è nemmeno curativa come la nostra. La città termale collegata alle bellezze del territorio darebbe vita a una meta turistica davvero invidiabile. E’ questa l’arma, perché non è che dall’oggi al domani, nel Viterbese possiamo costruire fabbriche. Vanno sviluppate le vocazioni del territorio, il fatto di essere una città papale, il suo quartiere medievale e la presenza degli Etruschi per mettere in moto il turismo e creare occupazione”.

La presenza delle istituzioni e in particolare della Regione si è fatta sentire?
“L’azione della Regione dipende molto dalla politica locale e come questa riesce a intercedere attraverso i progetti per far sì che vengano finanziati. Il bando per le periferie è sicuramente positivo e noi, come sindacato, abbiamo fatto un accordo con l’industria di Civitavecchia che riguarda appunto questa città e il quadrante nord-ovest del Lazio, quindi il litorale, per avviare progetti di sviluppo. Istituendo un tavolo regionale permanente potremmo avere e dare delle risposte concrete. Noi siamo i proponenti, ma poi la parte esecutiva spetta alla politica che se ci supporta è in grado poi opportunità di sviluppo importantissime”.

Per quanto riguarda la sanità, è soddisfatto di quello che è stato fatto?
“Abbiamo fatto un accordo per intervenire sulle criticità. Si prova a fare dei passi in avanti, anche se gli obiettivi ottimali non sono stati raggiunti, come per esempio sulle liste d’attesa. L’uscita dal commissariamento porterà sicuramente delle agevolazioni, ma si deve andare oltre. Belcolle, che è l’unico ospedale rimasto, ha necessità di investimenti che portino qualità. Mi è capitato di andarci ultimamente un paio di volte e chi sta al pronto soccorso, lavora in condizioni molto difficili, sotto organico e la gente aspetta fuori per ore. C’è molto da fare e da migliorare perché sia adeguato alle esigenze dei cittadini”.

Ci saranno le elezioni, cosa chiedere alla politica?
“Di volere bene al nostro territorio, e fare qualcosa di concreto che non si fermi alla propaganda elettorale. Cercare quindi tutte le azioni sinergiche con tutte le associazioni sociali, datoriali e imprenditoriali per fare quadrato e avviare lo sviluppo. Mettiamoci insieme e progettiamo per reperire risorse di cui il territorio potrà poi beneficiare”.

La Uil cosa ha fatto e su cosa si concentrerà la sua azione per il futuro?
“Ci stiamo riorganizzando con l’apertura di nuove sedi per dare il via a una regionalizzazione e avere una razionalizzazione delle risorse per stare più sul territorio. Vogliamo stare a contatto con la gente per comprendere problemi e situazioni di disagio. Non solo tutelare gli iscritti, ma fare centri di ascolto per chi ha necessità”.

Il 2018 sarà l’anno in cui la Tuscia rialzerà la testa?
“Mi auguro ci siano le condizioni – conclude Turchetti -, purché appunto la politica lavori insieme alle associazioni datorali e alle organizzazioni sindacali per fare progetti comuni. Solo così ci si può riuscire, altrimenti sarà molto difficile”. 

Paola Pierdomenico


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