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Cocaina nel barattolo del riso “per preservarla dall’umidità”

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Viterbo - Il tribunale

Viterbo – Il tribunale

Viterbo – (sil.co.) – Trentacinque grammi di cocaina in un barattolo di riso “per celare la droga, ma probabilmente anche per preservarla dall’umidità”. Come si fa coi tartufi. 

Non gli è bastato però per nasconderla ai carabinieri che il 13 aprile 2016 gli sono piombati in casa in seguito a una soffiata. Protagonista dell’ennesimo episodio legato al mondo della droga l’ex giocatore di baseball dominicano Rodolfo Feliz Castillo, 36 anni, ancora una volta sotto processo per detenzione di stupefacenti a fine di spaccio. 

Era un  mercoledì sera quando, dopo il fermo, Castillo finì nuovamente nel carcere di Mammagialla. Un’esperienza non nuova per l’uomo, il cui primo arresto risale al 18 maggio 2014, nell’ambito della maxi operazione antidroga Babele: 32 indagati, metà italiani e metà nordafricani e dominicani, professionisti dello spaccio in centro, tra le donne del Sacrario-San Faustino e il quartiere medievale di San Pellegrino. 

“Lo tenevamo d’occhio, perché avevamo saputo che spacciava cocaina – ha spiegato al giudice Giacomo Autizi uno dei militari intervenuti – quando è uscito dall’abitazione, situata in zona piazza Fontana Grande, lo abbiamo bloccato e lo abbiamo sottoposto a perquisizione personale e domiciliare”.

In casa hanno trovato i 35 grammi di cocaina nel barattolo del riso, tutto l’occorrente per il confezionamento delle dosi e complessivi 950 euro in contanti: “La cocaina era tenuta nel riso per nasconderla a occhi indiscreti, ma probabilmente anche per preservarla dall’umidità”, ha proseguito il carabiniere. 

Due anni fa, dopo un mese dal primo arresto, era già ai domiciliari, con il braccialetto elettronico. Salvo farsi arrestare nuovamente il 20 agosto 2015 con l’accusa di evasione, da cui è stato assolto, dimostrando che stava recandosi in questura, alla vigilia della nascita della figlia, per i documenti all’immigrazione. E’ poi stato denunciato a piede libero perché, per tornare in libertà, avrebbe presentato un falso contratto di lavoro. Infine la cocaina nascosta nel riso.

Ai carabinieri che gli sono piombati in  casa trovando “coca&riso” ha detto che lui non abitava lì: “Ma tutto riconduceva a lui – ha ribadito il carabiniere – intanto era l’ultimo domicilio da lui stesso segnalato e poi c’era anche un avviso di fine indagine della procura, un 415 bis, intestato a suo nome”. 

Castillo, nel frattempo, è tra i 5 presunti spacciatori tuttora a giudizio (immediato, anche se il processo va a rilento) per Babele. Ed è anche tra i 13 indagati di Babele Due, ancora in attesa dell’esito dell’udienza preliminare dopo la richiesta di rinvio a giudizio della procura. 


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