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Viterbo – (sil.co.) – Bimba settimina gettata nel cassonetto, è ripreso ieri con la testimonianza fiume del capo della mobile Fabio Zampaglione il processo in corte d’assise a Graziano Rappuoli, l’infermiere 56enne di Tuscania accusato di esercizio abusivo della professione medica, nonché di omicidio volontario e occultamento di cadavere in concorso con la madre della neonata trovata morta il 2 maggio 2013 tra i rifiuti al Salamaro. La donna, Elisaveta Alina Ambrus, una ballerina di night d’origine romena, oggi 27enne, è stata già condannata a 10 anni di reclusione in primo grado con lo sconto di un terzo della pena del rito abbreviato.
“Portami mille euro per andarmene, è meglio per te e per me, non fare lo stronzo”, avrebbe scritto la donna in un messaggio inviato all’imputato mentre era già ricoverata in ospedale, dopo avergli chiesto di portarle indumenti ed effetti personali. Lo ha detto Zampaglione, spiegando come i messaggi siano stati fotografati e acquisiti dalla polizia scientifica. Non tutti, secondo il difensore Samuele De Santis, che ha contestato come lo stesso non sia stato fatto per i messaggi scambiati dalla madre con altre persone, tra cui un connazionale.
All’infermiere la Ambrus avrebbe scritto il 30 aprile per confermargli di essere riuscita a comprare in farmacia il farmaco abortivo, procurato grazie a una ricetta falsa che l’infermiere ha già ammesso nelle scorse udienze di averle dato. E poi nella tarda mattinata del 2 maggio, dopo l’espulsione del feto della piccola, per chiedergli aiuto quando si è sentita male: “Non mi tengo in piedi, sta succedendomi qualcosa”.
Durante il viaggio verso il pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle la sosta al cassonetto di via Solieri dove, sempre la donna, si è disfatta dell’involucro contenente il corpo della bambina. “Inizialmente è stata reticente, diceva di essere incinta alla 24esima settimana, negava di avere partorito, allora è stata disposta una battuta nella zona di San Faustino, sperando di trovare il neonato ancora vivo – ha detto Zampaglione – poi si è confidata e ci ha detto del cassonetto al Carmine-Salamaro, ma quando siamo giunti sul posto la bambina era ormai senza vita”.
La donna, in seguito all’emorragia, avrebbe perso mezzo litro di sangue a fronte di circa sette litri di una persona normale.
Ma nell’abitazione di via delle Piagge, dove la 27enne viveva con un’altra ballerina di night, la mobile, nell’immediatezza, non ne avrebbe trovato tracce, né di avvenuti parti. Anzi sarebbe stato tutto in ordine e pulito. Solo al secondo ingresso, qualche ora dopo l’allarme, la polizia scientifica ha rinvenuto nel secchio della spazzatura un paio di collant, della biancheria con tracce di sangue e un bigliettino bianco con un appunto: “C’era scritto il nome del farmaco, Cytotec, oggetto dello sviluppo delle indagini quando in farmacia ci hanno spiegato che la mattina del 30 aprile una donna lo aveva chiesto, ma le era stato negato, perché serviva la ricetta. Allora è tornata nel pomeriggio con la ricetta e lo ha comprato”.
Sarebbe stata la ricetta falsa, che l’imputato ha ammesso di avere compilato. “Nel bagagliaio della Micra di Rappuoli abbiamo rinvenuto medicinali e attrezzature mediche ospedaliere, nella portiera una confezione di Cytotec da cui mancavano quattro pasticche e nel vano portaoggetti tre ricettari, due col timbro di un dottore e uno in bianco”.
La difesa ha ribadito: “Rappuoli ha ammesso di averle dato la ricetta, ma a suo carico non c’è altro”. A parte averla soccorsa quando si è sentita male e averla accompagnata in ospedale: “Chi dice che lui fosse presente al momento del suo ingresso al pronto soccorso? – ha insistito De Santis – l’unico presunto testimone ha ritrattato la scorsa udienza”.
Il processo riprenderà a marzo, con due udienze già fissate per il 2 e il 30 del mese: la prima per sentire tutti gli ultimi testi dell’accusa, poi toccherà a quelli della difesa.



