Vallerano – Oggi, venerdì 29 dicembre, nella sala Bigiaretti alle 16 nel vecchio comune di Vallerano nel Torrione in piazza della Repubblica ci sarà la presentazione del professor Luigi Cimarra del secondo libretto di poesie del pittore poeta Roberto Urbani dal titolo: Ggioghi, bberzonaggi e addre cose de Vallerano.
In copertina “Vallerano” disegnato da Roberto come gli altri disegni che illustrano la raccolta.
La traduzione dal dialetto “patalocco” si deve a lo stesso autore e a Vincenzo Cherubini, mentre le strofette, le filastrocche e le cantilene sono state registrate da Augusta Ranieri.
Con questo secondo lavoro Roberto apre ancor di più il cuore e animo rivelando il suo sguardo, la sua riflessione verso ciò che vede osserva e ritrae, e manifesta chiaramente da quali dettagli è rapito e come li interpreta.
Siamo invitati a sperimentare il suo modo di cogliere la realtà paesana evocatrice di ricordi infantili ancora portatori di forti emozioni, intense come il momento in cui le ha vissute.
Raffigurare il mondo dei poeti è cosa ardua, la loro tavolozza di colori è troppo estesa rispetto alla nostra povera dimensione e l’autore ci viene di nuovo incontro proprio con le tonalità dei suoi dipinti in un doppio gioco, dove le tele esprimono canti mentre le poesie acquerellano il vissuto incerto di tutti i giorni.
Un’irruzione inaspettata avviene nel libro dall’incontro con alcuni personaggi un musicista, uno scienziato un pittore e infine due scrittori, alcuni nati a Vallerano, altri arrivati per scelta come meta porto tranquillo ai loro affanni spesso dati dalla popolarità già in vita cui Roberto anela e nel contempo teme.
Ce li mostra come giganti sulle cui spalle non sale ma a loro si accompagna in modo immaginario mentre cammina per il centro storico del paese dove hanno sostato dubbiosi o appagati, soffermati a contemplare scorci di altri tempi e come lui in cerca d’ispirazione.
Le filastrocche come cantilene aggiungono il ritmo musicale a questa ricca raccolta di ritratti poetici e colorati in un candido e fiducioso ritorno ai vecchi tempi dove l’uso del patalocco affratellava animando i vicinati, rioni, piazzette ora resi deserti dagli schermi luminosi delle televisioni e computer che imprigionano la fantasia delle persone costringendole a sostare questa volta come ostaggi nelle loro case.





