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“I Por della Regione non hanno centrato gli obiettivi”

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Il direttore di Federlazio Giuseppe Crea

Il direttore di Federlazio Giuseppe Crea

Viterbo – “I Por della Regione non hanno centrato gli obiettivi”. Giuseppe Crea parla di graduatorie uscite in maniera tale da non agevolare le aziende nella programmazione degli investimenti. E i cui parametri hanno disatteso le aspettative delle industrie del polo ceramico.

Il direttore di Federlazio ammette segnali di ripresa e chiede di lavorare per superare gli ostacoli burocratici. Auspica poi che la campagna elettorale già iniziata non distolga l’attenzione sul territorio e quello che c’è da fare per rilanciarlo.

Come è andato il 2017?
“I segnali di ripresa – dice Crea – sono positivi ed evidenti e riguardano soprattutto l’industria manufatturiera. C’è stata un’ottima performance per quanto riguarda gli indicatori legati all’export. Su Viterbo, invece, restano segnali di calma piatta per quanto riguarda l’edilizia che non ha subito particolari scossoni”.

Il polo della ceramica come è messo?
“Le aziende si sono rialzate e ormai hanno riavviato i cicli produttivi, posizionandosi su mercati esteri. Gli investimenti ci sono stati e sono state le prime ad agganciare la locomotiva della ripresa”.

Cosa ha fatto Federlazio per sostenere le imprese?
“Abbiamo molto puntato sull’internazionalizzazione, ovvero sulla capacità di aprirsi all’estero, anche perché i mercati interni, negli ultimi anni, hanno dato segnali di fiacca. Abbiamo cercato quindi di orientare le aziende in questa direzione, attraverso un accordo con Ice, istituto del commercio estero. La collaborazione è finalizzata principalmente a fornire servizi per posizionarsi e trovare sbocchi. Forte poi è il nostro sostegno finanziario coi confidi, che sono stati molto apprezzati dalle imprese, perché con questo strumento si forniscono garanzie, fino al 50 per cento, alle banche per erogare finanziamenti e l’accesso al credito.

Il 2017 sarebbe stato un anno importante anche per ciò che riguarda la finanza agevolata legata ai Por – fiondi integrati della Regione Lazio – che, secondo me, non hanno centrato gli obiettivi”.

Cosa intende?
“Innanzi tutto, sono ferme le graduatorie dei bandi, per cui, le aziende non possono agganciare la ripresa se si fanno uscire 20 mesi dopo o addirittura per niente. Così è impossibile per loro programmare gli investimenti. L’altro problema è quello rivolto a tutta una serie di iniziative legate al Por che dovevano fornire un supporto al distretto industriale di Civita. Cosa che è stata disattesa, perché i parametri inseriti a bando lambiscono gli obiettivi e le esigenze che erano proprie delle aziende del polo”.

Le amministrazioni locali vi hanno agevolato?
“L’estate scorsa, in fretta e furia, abbiamo dato supporto insieme ad altre due organizzazioni, ai bandi sulle periferie, presentati al fotofinish dall’assessora Saraconi. Sono risorse importanti che spero possano essere spese nel più breve tempo possibile. Non faccio una classifica di importanza dei progetti, ma, come associazione di categoria, quelli che investono sul Poggino devono avere la priorità per rilanciare la zona industriale del capoluogo. Lo dico, forse in maniera egoisitica, ma faccio gli interessi degli imprenditori e penso prima a loro”.

La Provincia, invece?
“Abbiamo problemi importanti legati alla burocrazia che mettono freni e barriere che rischiano di avere ricadute negative sulle aziende. Stiamo provando a risolverli, e nonostante il depotenziamento delle Province, le nostre esigenze sono state prese in carico dal presidente Nocchi. In lui ho trovato una sponda e ci incontreremo a breve per trovare soluzioni”.

Il 2018 è l’anno delle elezioni.
“Speriamo che la campagna elettorale finisca il prima possibile, perché è solo un periodo di chiacchiere e prima di arrivare ai fatti, ce ne vuole parecchio. Siamo disponibili a incontrare chiunque, ma la priorità sono le soluzioni per il territorio e i progetti da realizzare per rilanciarlo”.

Come sarà il 2018?
“In linea con il 2017 – conclude Crea -. Non mi aspetto grandi scossoni, se non nella seconda parte dell’anno quando è prevista la fine del quantitativo easing della Bce che potrebbe far crescere l’appetito alla speculazione finanziaria, aggredendo quei paesi dove il debito pubblico è molto alto, specie in Italia, con ripercussioni sul lungo periodo nell’economia reale del paese”.

Paola Pierdomenico


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