Viterbo – Riflessioni dal Musical Fragile – Maneggiare col Cuore.
Mai come in questo tempo è diffuso il disagio sociale.
L’ansia sembra compagna fissa di ciascuno di noi, indipendentemente dall’età. La depressione, il disturbo “più normale” che si conosca, nuova e drammatica, a cui è correlata la patologia della nostra mente.
I disturbi sociali, intesi come difficoltà di inserirsi attivamente nel contesto delle città e che comprendono anche la violenza inaudita di un anonimo verso un ignoto, sono tali da spaventare.
Anche le vicende di cronaca ci sconvolgono quando le persone che ne sono coinvolte manifestavano una pretesa normalità.
Le nostre fragilità sono vergogna da nascondere. L’uomo di ferro sa affrontare e vincere la debolezza, irride i deboli, le donne, le razze inferiori e ogni povertà e diversità.
È incapace di comprendere, di abbracciare, di con–muoversi, e così facendo si scontra, distrugge tutto e soprattutto la serenità.
L’uomo fragile invece è capace ad inginocchiarsi di fronte all’altro, è capace di sorridere (che è il contrario di deridere) comprende e ritrova in se stesso una parte di chi ha davanti.
Ho incontrato l’altra sera 2 signori che uscivano da un supermercato. La signora ha preso dalla tasca qualche spiccio e sorridendo lo ha donato ad un povero che stava sulla porta. Io stavo entrando ed ha aperto anche a me un sorriso.
L’uomo duro ha offeso il povero andando via con una faccia disgustata e maledicendo il comune e le forze dell’ordine.
Queste facce diverse e questi occhi diversi li portiamo ogni giorno e sappiamo bene chi avremmo voluto come padre, come professore, come compagno di banco, come amico.
L’uomo di ferro sta male e vuol far stare male. La sua forza è nel diffondere la paura e il ribrezzo per la diversità.
Eppure se chiedessimo a tutti: “credi nell’amore?”. La gran parte delle persone ci direbbero di sì. E allora insieme a Fragile, protagonista del musical e ai centinaia di ragazzi che hanno partecipato alle attività del progetto “Crescere alla pari”, contro ogni discriminazione, ci chiediamo che cos’è l’omosessualità se non un’altra maniera di chiamare l’Amore; che cos’è l’accoglienza se non amore; che cos’è l’educazione se non amore; che cos’è la donna se non amore; tutto questo si fa soltanto con il cuore.
Nello scrivere il musical abbiamo preso spunto da tanti meravigliosi testi, ma le parole più belle che conosciamo sono Ama e fa’ ciò che vuoi. E non è una citazione.
La fragilità è poesia, è musica, è nascita, è fioritura, ha bisogno di cure, ha bisogno di mani e di cuore.
Monsignor Paglia in un incontro viterbese, poco tempo fa, ha ripetuto più volte il vangelo è poesia.
Infine a proposito di fragilità voglio ricordare il testamento di don Lorenzo Milani .
Il priore di Barbiana, morente, comunicava con i suoi attraverso dei biglietti scritti con una mano malferma, non riuscendo più a parlare.
Erano rivolti a Michele, Ferruccio e Eda, due dei ragazzi della scuola che aveva praticamente adottato e la sua perpetua “quasi sorella”.
“Caro Michele, caro Ferruccio, cari ragazzi,
non ho punti debiti verso di voi, ma solo crediti. Verso l’Eda invece ho solo debiti e nessun credito. Traetene le conseguenze sia sul piano affettivo che su quello economico.
Un abbraccio affettuoso, vostro
Lorenzo
Cari altri,
non vi offendete se non vi ho rammentato. Questo non è un documento importante, è solo un regolamento di conti di casa (le cose che avevo da dire le ho dette da vivo fino a annoiarvi).
Un abbraccio affettuoso, vostro
Lorenzo
Caro Michele, caro Francuccio, cari ragazzi,
non è vero che non ho debiti verso di voi. L’ho scritto per dar forza al discorso! Ho voluto più bene a voi che a Dio, ma ho speranza che lui non stia attento a queste sottigliezze e abbia scritto tutto al suo conto.
Un abbraccio, vostro
Lorenzo”.
Scontroso, burbero, fragile, poeta, testimone carismatico della meravigliosa e struggente bellezza del creato
Visionario di un nuovo umanesimo che continua a fiorire. Semplicemente.
Io sono fragile, e tu?
Salvatore Regoli
Presidente di Juppiter

