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Migliaia di euro e favori sessuali in cambio della patente

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Frosinone - Patenti facili - Un'immagine dell'operazione Pay to drive

Frosinone – Patenti facili – Un’immagine dell’operazione Pay to drive

Frosinone - Patenti facili - Un'immagine dell'operazione Pay to drive

Frosinone – Patenti facili – Un’immagine dell’operazione Pay to drive

Frosinone - Patenti facili - Un'immagine dell'operazione Pay to driveFrosinone - Patenti facili - Un'immagine dell'operazione Pay to drive

Frosinone – Patenti facili – Un’immagine dell’operazione Pay to drive

Viterbo – Pay to drive, ovvero pagare per guidare. È il nome che i poliziotti della squadra mobile di Frosinone hanno dato a quella che hanno definito una “vasta operazione anticorruzione” in merito a delle presunte patenti facili che sarebbero state rilasciate dalla motorizzazione del capoluogo ciociaro. I candidati per superare l’esame teorico erano infatti disposti a pagare anche più di 4mila euro. Oltre a elargire (se donne) pure favori sessuali, e (se uomini) a concedere addirittura le proprie moglie.

Nell’inchiesta della procura di Frosinone sono finiti anche due viterbesi. Un 26enne albanese residente nel capoluogo e una 33enne di Sutri, già raggiunti dall’avviso di chiusura delle indagini. Accusati di corruzione, erano tra i candidati a sostenere l’esame. O, come li definiscono gli inquirenti, tra “i clienti del sodalizio criminoso”.

Complesso il presunto meccanismo criminale. “L’ingegnere della motorizzazione che all’epoca dei fatti ricopriva il ruolo di direttore – spiegano gli agenti che hanno condotto le indagini -, dietro compenso, assegnava alle prove d’esame uno dei tre esaminatori corrotti. Questi chiudevano gli occhi consentendo a dei complici di partecipare all’esame. I complici si sostituivano ai candidati che non erano in grado di sostenere la prova teorica. A ricoprire il ruolo di sostituti erano quattro associati che, grazie alla loro preparazione, sapevano compilare correttamente la scheda del candidato di cui prendevano il posto e, contemporaneamente, suggerire le risposte ad almeno altri tre candidati. Con questo metodo l’organizzazione riusciva a garantire la promozione di almeno quindici candidati a ogni seduta, purché fossero disposti a pagare il prezzo della corruzione”.

Le indagini iniziano a ottobre 2014 e vanno avanti per sei mesi, grazie a intercettazioni video e audio “nell’ufficio del direttore facente funzioni, che – sottolineano i poliziotti – riprendono anche i momenti delle consegne delle bustarelle”, e nelle sale d’esame. Al termine della prova, “sul piazzale della motorizzazione, i sodali riscuotevano le somme dai candidati fatti promuovere e pagavano il compenso all’esaminatore corrotto”.

Nel corso delle indagini gli inquirenti avrebbero ricostruito la presunta alterazione di cinque sessioni d’esame, durante le quali sarebbero stati promossi oltre settanta candidati. Tra cui i due viterbesi raggiunti dall’avviso di conclusione delle indagini. Oltre a sequestrare novanta patenti.

L’inchiesta ha fatto emergere anche un presunto giro d’affari da 224mila euro, facendo finire nel registro degli indagati 135 persone, ad alcune delle quali sono stati sequestrati anche conti correnti bancari e postali. Ma i poliziotti hanno messo i sigilli pure a ville, case e negozi. Moto e auto, tra cui una Ferrari California da oltre 200mila euro e una Mercedes da 100mila.

Ad aprile 2016, all’esito delle indagini, sono state arrestate anche venti persone. Tre sono finite in carcere: “L’ingegnere della motorizzazione che all’epoca dei fatti ricopriva il ruolo di direttore – spiegano gli agenti -, il titolare di tre autoscuole della provincia di Frosinone, ritenuto il capo dell’organizzazione, e un esaminatore della motorizzazione”. In diciassette sono invece finiti ai domiciliari: “Altri tre esaminatori – sottolineano i poliziotti -, tre titolari di altrettante agenzie di scuola guida della provincia di Frosinone, due dipendenti delle autoscuole del capo del sodalizio, cinque suoi stretti parenti (fratelli e nipoti) titolari di scuole guida nella provincia di Caserta e altri quattro associati che ricoprivano il ruolo di procacciatori dei candidati/clienti o di sostituti degli stessi in occasione delle prove di teoria”.

I candidati, invece, erano soprattuto stranieri. Spesso non in grado di comprendere nemmeno l’italiano, né il codice e la segnaletica stradale. Persone che alla guida avrebbero costituito un pericolo per la sicurezza.


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