Viterbo – Attilio Manca ride e balla durante una festa di Natale. Il suo volto appare sul televisore, e mentre le immagini scorrono, Gaetano Pecoraro, iena delle Iene, lo descrive. “Oltre a essere un giovane uomo pieno di voglia di vivere – dice -, era principalmente un medico”.
Italia 1 ha trasmesso ieri il servizio realizzato mesi fa sulla morte dell’urologo dell’ospedale di Belcolle, trovato cadavere nel 2004 nel suo appartamento a Viterbo. Le Iene lo mettono subito in chiaro: “Per la procura di Viterbo, che ha condotto le indagini e richiesto ben tre archiviazioni, non c’è alcun mistero. Attilio Manca, ufficialmente, è morto per un’overdose di eroina unita a un mix di alcool e farmaci. Ma la famiglia è fermamente convinta che così non è stato”.
Per i suoi genitori, Manca è stato ammazzato. Ucciso dopo aver visitato e curato il boss della mafia Bernardo Provenzano. Ma questa è una tesi che non ha mai trovato, e che sembrerebbe destinata a non trovare mai, conferma nelle aule di giustizia. Anche alla luce della richiesta di archiviazione che la procura antimafia di Roma, che stava indagando contro ignoti per omicidio, dovrebbe presto avanzare.
“Per un anno non abbiamo capito perché Attilio fosse morto – spiega la madre, Angela Manca -. Quando il mafioso, il boss Francesco Pastoia in un’intercettazione telefonica ha detto che un urologo siciliano aveva visitato Bernardo Provenzano nel suo rifugio, ho capito subito che si trattava di mio figlio”.
Di questo ne sono convinti anche i legali della famiglia Manca: Fabio Repici e Antonio Ingroia. E alle Iene l’ex magistrato, oggi avvocato, ha ribadito che “Attilio Manca è stato ucciso da quello che è il circuito di protezione di Bernardo Provenzano, che è un circuito misto di mafia e servizi segreti”. Pecoraro, la iena, sottolinea che “questo non lo dice l’avvocato Ingroia, ma alcuni pentiti nel corso degli anni. Oltre a Francesco Pastoia, a mettere in connessione Provenzano con la morte di Manca, ci sono cinque pentiti che dicono la stessa cosa: Giuseppe Setola, Stefano Lo Verso, Carmelo D’Amico, Giuseppe Campo, Antonino Lo Giudice. D’Amico disse che dell’omicidio se ne era occupato in particolare ‘u calabrisi’. ‘U calabrisi’, detto anche ‘u bruttu’, sarebbe Giovanni Aiello, più famoso come ‘faccia da mostro’. Un uomo dei servizi segreti che sarebbe stato al centro di tanti avvenimenti irrisolti della storia del nostro paese”.
Ma a questi pentiti nessuno avrebbe mai creduto. “I pentiti che sono ritenuti credibili da tutte le procure d’Italia – sottolinea l’avvocato Ingroia -, improvvisamente quando parlano dell’omicidio di Attilio Manca non sono credibili. Ci sarà qualcosa di strano…?”.
Per le Iene, sulla “morte per eroina dell’urologo ci sono tante cose che non tornano”. E mostrano le immagini del ritrovamento del cadavere. “Manca è disteso sul letto, a pancia in giù, con addosso la sola maglietta. Lungo la coperta e sotto il materasso, una grossa quantità di sangue. Il setto nasale appare visibilmente deviato, e un testicolo è esageratemente gonfio. A voi sembra uno morto accidentalmente per eroina?”, chiede Pecoraro ai telespettatori. Per poi rivolgere una domanda simile ai “colleghi dell’ospedale che passavano tanto tempo con Attilio Manca”. Era un eroinomane? “No, questo assolutamente no. In modo categorico”, rispondono.
Intervistato, il tossicologo Salvatore Giancane sostiene di non aver “mai visto un’overdose così. Ha usato eroina per via endovenosa, ma da quello che mi dice il medico legale ci sono solo due buchi. Uno è un foro perfetto. L’altro, non molto ben descritto nell’autopsia, è sfrangiato, come se la persona si muovesse mentre tentavano di incannularla. Due somministrazioni non mi danno l’idea di una persona che ha utilizzato eroina e in maniera accidentale ha sbagliato le dosi e ci ha lasciato le penne per overdose. Rimangono due ipotesi dell’overdose cercata, o l’omicidio o il suicidio”.
Secondo le Iene, nell’esame autoptico “ci sono molte lacune, tanto da farlo definire dal senatore Luigi Gaetti, anatomopatologo e vicepresidente della commissione antimafia, una perizia ‘infame’. Il medico che ha fatto l’autopsia è Dalila Ranalletta”. Anche lei viene intervistata, e dice di aver “trovato un cadavere con le caratteristiche tipiche e compatibili con la morte per overdose”. Poi, a telecamera bassa, aggiunge che “l’unica cosa che mi ha lasciata veramente perplessa è sapere che lì non sia stata trovata la siringa con le sue impronte, il laccio. Questo mi pare piuttosto sospetto. Come fai a fartene una senza laccio? E’ difficile”.
Pecoraro va poi nel paese natale di Manca: Barcellona Pozzo di Gotto, in Sicilia. Qui intercetta il cugino dell’urologo, Ugo Manca. “Qual è il suo ruolo nella morte di suo cugino – chiede -? Le impronte digitali trovate sul luogo del delitto sono solo le sue, vorremmo solo qualche spiegazione…”. Ugo Manca alza il dito medio e se ne va senza rispondere. Ma qualche metro dopo ci ripensa e si ferma. Il tempo di dire “Voi parlate chiaramente di Attilio Manca, il drogato…”, e riparte.
Da Barcellona Pozzo di Gotto le Iene si spostano a Roma, dove vive Monica Mileti. E’ la donna che, secondo il tribunale di Viterbo, ha ceduto a Manca la dose letale di eroina. “Sono stata condannata, ma ci sarà un ricorso – dice -. Sono stata condannata perché non sanno a che attaccarsi, perché vogliono trovare un capro espiatorio. Perché probabilmente non avranno trovato qualcosa di grosso a cui attaccarsi”.
Ma da Roma Pecoraro si sposta a Viterbo. Qui bracca Renzo Petroselli, il magistrato, oggi in pensione, che ha indagato sulla morte di Manca. “Non credo sia stata la mafia – ammette l’ex pm -. Attilio Manca faceva uso di eroina. Ma non lo dico solo io, lo dicono i giudici”.







