Viterbo – E’ il sogno di tanti bambini (e non solo) ma a realizzarlo sono in pochi.
Umberto Guidoni ce l’ha fatta e dopo una laurea in fisica con specializzazione in astrofisica è diventato un astronauta.
Tra le tante la sua attività più significativa risale al 2001, quando è diventato primo europeo a salire a bordo della stazione spaziale internazionale.
Un viaggio storico che il 63enne romano ha raccontato agli studenti dell’università della Tuscia, dove ha inaugurato l’anno accademico dei corsi d’Ingegneria con la lectio magistralis “Viaggiando oltre il cielo: i segreti del cosmo”. Due settimane sintetizzate in un’ora esatta, tra l’interesse generale di studenti e docenti che hanno riempito la platea dell’auditorium di Santa Maria in Gradi.
“La mia generazione lo spazio l’ha sognato – ha esordito Guidoni – mentre la vostra lo potrà vivere, non solo come aspetto lavorativo ma chissà, anche come turismo. Un viaggio nello spazio inizia con la parte preliminare, da una sorta d’isolamento fino al raggiungimento dello shuttle che è il momento del lancio vero e proprio. In quell’istante nessun essere umano è più vicino di otto chilometri dalla rampa e per le gli astronauti è una fase spettacolare. Lo shuttle è altro quanto un palazzo di venti piani, la salita inizia lentamente ma in pochissimo tempo raggiunge i 28mila chilometri orari”.
Dopo il lancio, dunque, l’orbita. Di gran lunga più interessante rispetto alla fase precedente.
“La vista fuori è una cosa fantastica – ha proseguito l’astronauta –. Io sono arrivato a bordo della stazione spaziale internazionale nel 2001 ma i ricordi sono ancora limpidi. Si fanno moltissimi esperimenti in orbita perché c’è assenza di peso che condiziona tutto, dal prepararsi il cibo fino al dormire. Fuori ci sono 100 gradi di giorno e -70 la notte. La stazione è grande come un campo di calcio e per restate in tema gira attorno alla terra in 90 minuti, che è la durata di una partita. Lo spettacolo più bello? Sicuramente il tramonto”.
Parole e musica per i giovani studenti viterbesi e non, che ovviamente hanno proiettato la loro attenzione sul futuro dell’ingegneria aerospaziale.
“Ci aspettano una moltitudine di novità – ha concluso Guidoni -. Ci sono tanti progetti privati come lo Starliner e dei mini shuttle, ma anche voli che raggiungono l’estremo limite dell’atmosfera per far provare l’esperienza ai turisti. Cosa fa invece la Nasa? Sta costruendo l’Sls, una capsula destinata ad andare oltre l’orbita terrestre. Nel 2020 farà il primo collaudo arrivando oltre la Luna. Il test servirà per missioni più complesse come quella su Marte. Per arrivare sul pianeta rosso serve un viaggio di almeno due anni ed è un progetto complesso. Siamo veramente ai primi passi ma questo viaggio ci porterà lontano. La mia generazione ha mosso i primi passi ma il futuro spetta a voi”.
Alla lectio magistralis ha fatto seguito la tavola rotonda “Ingegneria, impresa e aerospazio” alla quale hanno preso parte alcuni esperti del mondo della ricerca, dell’università e dell’imprenditoria del settore aerospazio.
Samuele Sansonetti



