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Viterbo – Droga, furti e ricettazione. Ma a distanza di quasi dieci anni da un’ondata di colpi senza precedenti, tutti concentrati nell’area dei Cimini, è tutto prescritto e per i 26 indagati finisce a tarallucci e vino.
Anzi per i 25 indagati, perché nel frattempo uno di loro, una venditrice ambulante accusata di ricettazione, è morta in un incidente.
Nessun maxiprocesso. La fine della vicenda è arrivata poco dopo le 13 di ieri quando il gup Francesco Rigato, calcolatrice alla mano, ha dichiarato estinti tutti i reati per prescrizione, compreso l’unico furto per cui, secondo la pm Chiara Capezzuto, c’erano ancora i termini per il rinvio a giudizio.
Vittime delle ripetute ruberie della banda sarebbero stati prevalentemente imprenditori edili ed agricoli del comprensorio dei Cimini. Ma non solo. Il 26 dicembre 2009, giorno di Santo Stefano, uno degli indagati si sarebbe attaccato perfino al contenitore delle offerte del presepe allestito in piazza Cesare Battisti a Vignanello. Tra maggio e settembre 2009 – tra Vallerano, Vignanello e Civita Castellana – in cinque avrebbero fatto ripetutamente razzia di generi alimentari, frullini, trapani, motoseghe e perfino tegole antiche.
Nel mirino della procura, tra il 2009 e il 2010, sono finiti ben dodici persone residenti a Vignanello, due donne e sette uomini italiani, un macedone, un cubano e un romeno, di età compresa tra i 41 e i 49 anni; sei di Soriano nel Cimino, due donne e quattro uomini, tra i 31 e i 50 anni; un 34enne di Orte; una 64enne di Vallerano; un 35enne romeno di Velletri; un marocchino 40enne di Assisi; una 41enne di Amelia; un 68enne di Sacrofano; due romani di 26 anni.
In questo contesto si sarebbero distinti, in particolare, una coppia di scatenatissimi Arsenio Lupin, due 48enni di Vignanello.
La notte tra il 12 e il 13 novembre, a Vallerano, avrebbero fatto man bassa di rame in un deposito edile. Pochi giorni dopo, tra il 29 e 30 novembre, sempre a Vallerano, avrebbero depredato da un magazzino cinque quintali di castagne. Castagne rivendute a Vignanello, tra il 4 e il 6 dicembre, all’ambulante di Vallerano, vittima di un tragico incidente nel 2014.
Sempre loro, la notte tra il 4 e il 5 dicembre 2009, avrebbero colpito ancora a Vignanello, rubando da un magazzino circa 25 litri di olio extravergine d’oliva. Olio rivenduto nel giro di pochi giorni al 68enne di Sacrofano, accusato di ricettazione.
Il tempo di far passare le feste di fine anno, a gennaio 2010, sempre la solita coppia, avrebbe rubato a un imprenditore di Vignanello due anfore contenenti 100 litri d’olio extravergine d’oliva.
Versione “banda del buco”, sarebbero poi tornati in azione, di nuovo a Vignanello, il 28 febbraio 2010, stavolta con la complicità di una 46enne, anche lei del posto, mettendo a segno un furto di preziosi in un’abitazione che ha fruttato collane, anelli, argenteria tra cui due servizi da té, denaro e oggetti vari, praticando un foro nel muro vicino alla porta d’ingresso.
Tra il 15 e il 16 marzo 2010, sempre con la stessa donna, che faceva da palo, avrebbero tentato di rubare una vecchia Fiat Panda, costretti alla fuga dal figlio del proprietario che, tentando di bloccarli, se li è visti scappare sotto gli occhi.
Con un’altra donna di Vignanello, una 36enne, invece, la coppia sarebbe stata “in società” nel comprare e rivendere cocaina ed eroina tra la Tuscia e la capitale. I proventi delle ruberie, infatti, sarebbero stati reinvestiti in droga da spacciare.
La cocaina, in particolare, tra novembre 2009 e marzo 2010, sarebbe stata acquistata dai due uomini sempre dallo stesso fornitore, un romano all’epoca appena 18enne, tra Vignanello, Vasanello, altri centri della Tuscia e Roma. Uno dei due, inoltre, avrebbe ceduto agli assuntori, oltre a sostanze varie, anche del metadone.
Vista la diffusione, lo spaccio, all’ombra dei Cimini, doveva essere redditizio, tanto che agli investigatori è bastato poco per ampliare il raggio a centri più grandi come Civita Castellana, Soriano nel Cimino, Orte, sconfinando fino a Terni, Perugia, Assisi, Civitavecchia, sulle tracce del presunto giro di spacciatori.
Le indagini, scattate in seguito all’escalation di furti concentrati tutti in una stessa area, sono proseguite per mesi, anche con l’ausilio di intercettazioni telefoniche e ambientali, fino alla richiesta di rinvio a giudizio in blocco di tutti i soggetti coinvolti, indagati a vario titolo per furto aggravato, spaccio e ricettazione.
L’udienza preliminare, costellata di rinvii, si è però protratta all’infinito, arrivando a chiudersi, ieri, con la mesta richiesta, da parte della stessa procura, del non luogo a procedere per prescrizione dei reati.
L’ultima parola alle difese, che sono riuscite a ottenere la riqualificazione del reato di detenzione ai fini di spaccio nella più lieve fattispecie del “V comma”. “Droga parlata”, hanno sempre sostenuto, alludendo alle intercettazioni e sottolineando l’assenza di sequestri di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti, il cui possesso non sarebbe quindi mai stato provato.
Silvana Cortignani

