Viterbo – Per sfuggire alle botte avrebbe tentato di buttarsi dal balcone di casa, protagonista un bambino.
Alla sbarra per maltrattamenti in famiglia aggravati dall’abuso di autorità due zii che per “raddrizzare” il figlio della sorella avrebbero picchiato e terrorizzato il nipote, costringendolo a chiedere aiuto al padre.
La sera dell’episodio clou, quello del balcone, uno dei due imputati è precipitato di sotto, finendo all’ospedale.
Sarebbe stato proprio il padre a sporgere denuncia contro i familiari della ex moglie, dalla quale si era separato da appena un paio di mesi, dopo che la presunta vittima, per sottrarsi alle angherie, avrebbe tentato di buttarsi dal balcone.
Ieri mattina davanti al giudice Silvia Mattei è stata sentita come testimone la madre 41enne del bambino, oggi adolescente. I fatti sarebbero avvenuti, nel 2014, in un piccolo centro del comprensorio di Civita Castellana.
“Mio figlio ne aveva combinate tante – ha raccontato la donna – quando vivevamo con il padre e non c’era nemmeno di che mangiare, lo mandava in giro a chiedere l’elemosina e le sigarette. Quando mi ha picchiata perché non volevo chiedere soldi ai miei genitori, sono scappata da loro con mio figlio. Con lui, se non lavoravo io, non si mangiava”.
Al bambino la separazione non sarebbe piaciuta. “Me ne combinava di tutti i colori, andava male a scuola, faceva casino, ha rubato un orologio a un compagno, cinque euro all’insegnante di sostegno, poi ha dato fuoco all’erba secca del vialetto, rischiando di incendiare casa”. ha spiegato la madre.
“Ma nessuno degli zii lo ha mai toccato, semmai sono stata io a dargli qualche schiaffone. Quella sera era venuta fuori la storia dell’orologio. Il bambino mi aveva detto di averlo trovato per strada, invece lo aveva rubato a un compagno. Mio figlio si è messo sul balcone, provando a buttarsi di sotto. Allora uno dei miei fratelli, tornato a casa ubriaco, gli ha tirato uno schiaffo. Io gli ho dato una sgrullata per fermarlo e lo zio è caduto lui di sotto”.
“Nel frattempo, non so chiamati da chi, sono arrivati i carabinieri e un’ambulanza, che poi ha portato mio fratello all’Andosilla con noi dietro in macchina. All’arrivo, abbiamo trovato già ad aspettarci il mio ex marito. Il bambino si è messo a gridare ‘con voi non voglio stare più’ e da quel giorno è andato a vivere col padre. Ma i miei fratelli non lo hanno mai toccato, solo sgridato quando mi si rigirava contro o combinava qualche pasticcio. Gli zii e miei genitori hanno mantenuto me e mio figlio per due mesi, e in tutta risposta il mio ex li ha denunciati”.
Secondo la psicologa cui è stata affidata una perizia sulla presunta vittima, il minore avrebbe un quoziente intellettivo inferiore alla media, non capirebbe le conseguenze delle sue azioni e non sarebbe stato aiutato dal contesto familiare in cui è cresciuto.
La difesa, dal canto suo, ha chiesto l’acquisizione di una perizia psichiatrica sullo zio che avrebbe schiaffeggiato il nipote sul balcone, in cui viene dichiarato incapace di intendere e di volere al momento del fatto, a causa della sua dipendenza dall’alcol. L’uomo, nel frattempo, ha accettato di curarsi al Sert e da due anni è entrato presso la comunità di recupero San Crispino del Ceis di Viterbo.
Il processo riprenderà il 20 giugno, quando sarà sentita come testimone un’assistenze sociale del Comune di Faleria.
