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“Spelacchio sei tutti noi…”

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Roma - Biglietti per Spelacchio

Roma – Biglietti per Spelacchio

Roma - L'albero di Natale a piazza Venezia

Roma – L’albero di Natale a piazza Venezia

Uno biglietto per Spelacchio

Uno biglietto per Spelacchio

Roma - Biglietti per Spelacchio

Roma – Biglietti per Spelacchio

Roma - Spelacchio

Roma – Spelacchio

Roma - Biglietti per Spelacchio

Roma – Biglietti per Spelacchio

Roma –  (g.f.) – “Je suis Spelacchio…”. Quello a piazza Venezia a Roma, non è solo l’albero di Natale più discusso in Italia, la sua fama è andata ben oltre i confini nazionali.

Arrivato nella capitale già morto, alla sindaca Raggi sono piovute critiche dai quattro angoli della terra.

“Più che un abete sembra un salice piangente”. È il commento ricorrente di chi va a vederlo da vicino e si accorge che i rami pendono miseramente tutti verso il basso.

La battuta iniziale è d’obbligo, ma subito dopo, in chi si trova a passare da quelle parti nasce un o spirito di simpatia. Come non essere solidali con un così sfortunato essere vegetale non più tra noi?

Un attestato di stima e d’incoraggiamento testimoniato non solo dalla fila di turisti al centro di piazza Venezia, intenti a immortalarsi con alle spalle il famoso Spelacchio, ma pure da centinaia di biglietti appesi alle siepi che lo circondano.

Dal classico “Je suis Spelacchio” a chi ci scherza su: “Caro e stinto”, ma poi la frase si chiude con un inequivocabile “Love”.

Arianna lo ringrazia: “Dear Spelacchio, thank you for your life”. Altri, come Paola da San Donà del Piave, incoraggiano lo sfortunato abete: “Spelacchio sei tutti noi”. Chi gli dimostra affetto: “Ti vogliamo bene – scrivono Elisabetta, Paolo e Valentina – nessuno è perfetto”.

Spelacchio adesso è nel paradiso degli abeti e c’è chi è costretto a fare un’amara considerazione: “È proprio vero che il successo arriva da postumi”. È morto, eppure: “Pare che dorme…”.

C’è chi si limita a semplici auguri, mentre qualcuno più cattivello, la famiglia Stoppa, fa notare: “Spelacchio, quanto sei racchio”.

Nelle sue condizioni, è dura arrivare all’Epifania. Serve un incoraggiamento: “Caro Spelacchio – scrive Mirko – si vede che hai le palle gonfie, tieni duro fino al 6 gennaio”.

E poi, non conta la bellezza esteriore: “Chiunque ti ha visto sa chi sei veramente – lo rincuora Elisa – caro Spelacchio”.

Tra i tanti, c’è chi non lo trova affatto brutto: “Spelacchio, lo so che tutti ti prendono in giro – scrive Matteo – però sei bello e ti ho anche attaccato una caramella”.

Da lassù Spelacchio starà sorridendo e forse un po’ da quaggiù pure la sindaca Raggi.


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