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Squillo cinese al Riello, per la difesa testimoniano due clienti

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Viterbo - Tribunale

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Viterbo – Squillo cinese, la difesa chiama a testimoniare due clienti. “Era una prostituta fai-da-te”, avrebbe spiegato la coppia di habitué al tribunale.

Sono stati sentiti ieri a porte chiuse durante il processo al marito della donna, un italiano accusato di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. 

L’uomo, secondo l’accusa, avrebbe smistato i clienti della donna, allontanandosi da casa al loro arrivo e lasciando aperto il portone e il cancello automatico dell’elegante complesso residenziale del Riello i cui inquilini hanno portato alla luce il caso, denunciando il continuo via vai di uomini, diretti tutti all’appartamento situato al primo piano. 

Entrambi i clienti, citati dal difensore Federica Ambrogi, avrebbero confermato che l’orientale si prostituiva, ma avrebbero anche detto di non avere mai avuto rapporti con l’imputato. “Era lei a rispondere al telefono e a fissare gli appuntamenti”, avrebbero risposto davanti al collegio. E non avrebbero nemmeno riconosciuto l’imputato, presente in aula: “Mai incontrato quell’uomo, nemmeno sotto casa”.

Secondo la difesa, sarebbe stata la stessa presunta vittima a decidere di prostituirsi, quando il marito ha perso il lavoro ed è rimasto disoccupato.

Il confine è labile. Per l’accusa, l’uomo era il protettore: “Viveva del lavoro della donna ed era a conoscenza del fatto che faceva la squillo, tanto che usciva di casa sistematicamente prima dell’arrivo dei clienti. Ci sono gli estremi sia per lo sfruttamento che per il favoreggiamento”. 

Era tra la fine del 2013 e la primavera 2014. La coppia avrebbe esercitato la “professione” in un appartamento trasformato in casa d’appuntamento in via Torricelli. Gli altri inquilini dei due palazzi aventi in comune lo stesso cortile l’avrebbero capito dal continuo andarivieni di uomini diretti a casa dell’orientale. Ne hanno parlato tra loro, poi si sono recati in questura a sporgere denuncia.

“Riceveva clienti di mattina, di pomeriggio e pure di sera – hanno detto i vicini di casa – i capiva che non erano semplici visite, perché l’uomo si allontanava e loro spesso non trovavano la strada e si mettevano a telefonare dal cortile condominiale oppure suonavano ad altre porte”.

Un giorno la presunta vittima sarebbe addirittura scesa in strada in camicia da notte per andare incontro a un cliente: “E’ andata a prendere personalmente un uomo che si era perso e che girava tra il cancello e i garage senza sapere dove andare”.

Il giorno del blitz, sono stati sequestrati ben 144 preservativi a casa della coppia. Gli annunci erano sia su internet che sui giornali e i numeri telefonici corrispondevano alla donna. Sul suo conto corrente c’erano quattro versamenti da mille euro. E nella cappetta della cucina erano nascosti oltre tremila euro in contanti. Dal meretricio, la cinese avrebbe ricavato lauti guadagni, con cifre che si aggirerebbero attorno ai 10mila euro al mese. 

Ieri avrebbe dovuto essere sentita anche la donna, disponibile a farsi interrogare. Ma per problemi di lingua, la donna parlerebbe solo mandarino, il collegio ha rinunciato. Il processo riprenderà a giugno. La coppia, nel frattempo, sta sempre insieme, anche se circa un mese dopo il blitz avrebbe subito traslocato altrove.

Silvana Cortignani


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