Viterbo – “Quattordici persone su mille a letto per influenza, siamo nel picco massimo”. Silvia Aquilani, responsabile del coordinamento programmi vaccinazione della Asl ha un punto d’osservazione privilegiato su una patologia che quest’anno sta colpendo duro. Il dato è riferito all’intera regione, ma non si discosta dalla situazione nella Tuscia. Nell’ultima settimana un’impennata dei casi, in crescita anche rispetto allo scorso anno.
Per l’influenza, qual è la situazione nella Tuscia?
“Dati precisissimi non sono disponibili – osserva Silvia Aquilani – perché la sorveglianza sull’influenza è gestita dall’Istituto superiore di sanità che coinvolge i medici e pediatri di famiglia, definiti sentinella. Ce ne sono quattro o cinque per ogni Asl. Segnalano settimanalmente i casi su mille abitanti e i numeri che abbiamo riguardano il Lazio e l’Italia. Tuttavia, il dato regionale è applicabile anche a Viterbo. Non si discosta da quello complessivo. La rilevazione è settimanale”.
Cosa segnala l’ultima rilevazione effettuata?
“Ci dà quasi 14 casi su mille, a fronte di una media nazionale, pari a 13,11. Vuol dire che ogni mille abitanti, sono stati segnalati 14 casi d’influenza. È un valore elevato e corrisponde all’influenza definita d’intensità alta”.
Rispetto allo scorso anno il trend qual è?
“Lo scorso anno siamo sempre stati sotto i dieci casi ogni mille abitanti, per tutte le settimane rilevate. Adesso stiamo vivendo una fase epidemica dell’influenza d’intensità alta. Anche la vox populi ci dà ragione. Abbiamo cognizione che la gente stia male. Quest’anno sta picchiando duro”.
I casi rilevati comprendono influenza dal normale decorso o anche situazioni più serie?
“Si parla d’influenza standard. Vuol dire che per effettuare le diagnosi devono verificarsi tre casi: un esordio brusco di febbre superiore a 38, sintomi respiratori e situazione di malessere con dolori muscolari e ossei diffusi. Sono i tre cardini su cui si basa la diagnosi clinica. Quindi, la febbre sotto i 37,5 con sintomi intestinali, come qualcuno lamenta, sono considerati sintomi para influenzali e non conteggiati”.
Quando l’influenza può definirsi grave?
“Il caso grave non è la persona con influenza a 40, ma la persona che presenta sintomatologia da insufficienza respiratoria e necessita di presidi importanti, respirazione assistita e il virus responsabile va identificato e isolato”.
Ci sono stati casi gravi nella Tuscia?
“Attualmente sono pari a zero. Abbiamo tante persone influenzate, ma a Viterbo finora di casi gravi che corrispondono ai requisiti elencati non si sono verificati. Ora non vorrei dire le ultime parole famose… ”.
Quanto dura l’incubazione?
“L’influenza è una malattia contagiosissima, la trasmissione è per via aerea, l’incubazione è relativamente breve, da cinque giorni a una settimana. Si è maggiormente contagiosi subito prima la comparsa dei sintomi”.
Qual è il normale decorso?
“È una patologia importante e costosa, ti mette fuori dai giochi da 7 a 10 giorni, con anche costi notevoli, non solo per i farmaci. Occorre considerare le ripercussioni sul lavoro, i bambini che non possono andare a scuola, la necessità d’accudirli”.
A Viterbo avete notato un aumento di persone che ricorrono al pronto soccorso per sintomi influenzali?
“La mia percezione non può essere delle migliori, il mio lavoro è sull’attività vaccinale, la gestione dei casi e le persone che mi contattano. Però mi sembra che a Viterbo la situazione sia abbastanza problematica ma gestita. Tenendo presente che l’influenza non è una patologia da ospedalizzare. Ovviamente, l’influenza standard, senza complicanze e problemi di gravità. Oltretutto, se si va nelle strutture ospedaliere quando si ha la malattia e si è contagiosi, non si fa altro che incrementare i casi. E qui entriamo sul fatto di pensarci prima…”.
Ovvero la vaccinazione?
“Ogni anno noi come Asl predisponiamo un’adeguata comunicazione in cui diciamo alcune cose che sono viste come la consueta predica stagionale, ma purtroppo ci sono grosse verità in quello che andiamo spiegando. L’influenza è una patologia prevenibile, esiste un vaccino sicuro, perché non farlo? Con la risposta dovremmo aprire tutto un capitolo sulle ragioni di chi non lo fa e che ha portato alla normativa sull’obbligo vaccinale. Si entra nel campo dell’emotività e della scarsa conoscenza scientifica sull’importanza delle vaccinazioni. Adesso però vediamo cosa succede quando non ci si vaccina”.
Chi volesse vaccinarsi adesso è ancora in tempo?
“Siamo proprio al limite, perché l’organismo necessita di almeno quindici giorni per produrre gli anticorpi. Chi lo fa ora, sarà protetto a fine gennaio, quando si pensa che il picco sarà superato. Il momento migliore è novembre, anche se la campagna va da metà ottobre a circa metà gennaio, anche se tutti dovrebbero essere vaccinati entro dicembre”.
Quanti si sono vaccinati nella Tuscia quest’anno?
“Rispetto allo scorso anno abbiamo distribuito duemila dosi in più. Abbiamo acquistato in totale sessantamila dosi e ne abbiamo distribuite oltre 59mila. Il dato di ritorno ci indicherà quanti si sono vaccinati, un lavoro che si fa nei primi mesi dell’anno successivo. Quindi, il numero di dosi distribuite non corrisponde a quello delle dosi somministrate. Comunque, il numero delle richieste pervenute è ancora insufficiente a contenere questa patologia. Non riusciremo mai a eliminarla, ma contenerla sì”.
In Italia finora quanti sono stati colpiti da influenza?
“Sono 802mila i casi nell’ultima settimana di rilevazione. Siamo quasi a un milione d’italiani. Dall’inizio della sorveglianza, la seconda metà d’ottobre, il numero è pari a 2 milioni 997mila. Siamo a tre milioni in tutta Italia. La rilevazione continuerà fino alla seconda metà d’aprile. Parliamo sempre di patologie a percorso standard, si sta male dai 7 ai 10 giorni”.
Giuseppe Ferlicca


