Viterbo – Gelata, siccità e danni da fauna selvatica. Il direttore della Confagricoltura Viterbo-Rieti, Daniele Ciorba, non ha dubbi: “Il 2017 è un anno da dimenticare”.
Direttore com’è andato questo 2017 per agricoltura e allevamento?
“Passo alla seconda domanda…”
Davvero siamo messi così male nella Tuscia?
“Il riconoscimento di due stati di calamità, gelata e siccità, è significativo. E’ l’evidenza di come è andata la stagione nella provincia di Viterbo. Dai dati forniti dalla regione Lazio siamo i più colpiti e i più danneggiati. E il fatto che più del 50% del budget previsto, dopo il riconoscimento della stato di calamità, spetti a noi, la dice lunga su cosa è successo nella nostra provinciale nel 2017”.
A quanto ammontano le perdite?
“E’ difficile identificare in maniera netta. La gelata è stata tardiva e in mezzo a una stagione dove non ha piovuto mai. Di fatto le aziende che hanno irrigato sono riuscite a parare il colpo spendendo somme importanti per ottenere un risultato riduttivo. Quelle che non lo hanno fatto si sono trovate nei guai. I cerali sono stati prodotti in maniera inferiore rispetto alla media. L’allevamento ha sofferto per la mancanza d’acqua, si è intervenuto con acqua potabile giornaliera per abbeverare il bestiame, che ha sofferto ancora di più perché stressato dalle alte temperature. Il risultato è stato disastroso: ridotte le produzioni di latte, sia in qualità che in quantità, e problemi anche per l’incremento ponderale nelle razze da carne. A tutto questo va aggiunto un aggravio di spese per gasolio, energia elettrica e acqua, ma anche per i foraggi che sono stati comprati in altre regioni. La produzione della vite è al 30% , l’ulivo ha pagato un conto impressionante, abbiamo segnalazioni di aziende che hanno perso tutta la produzione. Le foraggere, a inizio 2017, stavano praticamente scomparendo per la siccità. La produzione di cerali si è ridotta notevolmente. Si è salvato chi ha irragato, ma è rimasto scottato dai costi di produzioni arrivati alle stelle”.
Il quadro è impietoso…
“E non abbiamo ancora parlato dei danni da fauna selvatica. Ad agosto abbiamo scritto alle Prefetture di Viterbo e Rieti per segnalare, come ormai facciamo da anni, il perdurante attacco degli ungulati selvatici, cinghiali in primis. Le Prefetture hanno rimpallato ai Comuni, e il problema è rimasto in capo agli allevatori. Un problema non più sostenibile né dal mondo agricolo né dal mondo civile. Sono all’ordine del giorno le segnalazioni agli ex magazzini generali, sulla Cimina, all’Arcionello…
Il 2017 è stato senza dubbio un anno complicato, difficile trovare un settore che ha trovato un minimo di ristoro. Basti pensare che anche gli agriturismi hanno sofferto”.
Cosa ha fatto in tutto questo la Confagricoltura?
“Noi ci siamo mossi per la gelata, la siccità, i cinghiali, sollecitando le istituzioni preposte. Dopo la gelata abbiamo consegnato una mappatura completa, per la siccità abbiamo invitato i soci a farsi parte attiva. E il il risultato è stato importante. Almeno dal punto di vista del riconoscimento, visto che la somma che è stata annunciata non sarà assolutamente quella che sarà derogata, al contrario di quello che dicono altre associazioni. Inoltre stiamo lavorando su progetti legati alla canapa e al bambù. Insomma, cerchiamo di innovarci e provare a vedere cosa ne viene fuori”.
La nota positiva di questo 2017?
“Che è finito”.
Allora passiamo alle previsioni per il 2018…
“Il 2017 è finito con nuovi problemi, ha iniziato a piovere tardissimo creando complicazioni per le semine. Non siamo partiti bene, ma la pioggia ci sta aiutando. Quello che dovremmo fare è sicuramente abituarci ai cambiati climatici. Anche se è davvero complicato. Ora voltiamo pagina e restiamo fiduciosi. Concludo facendo gli auguri a tutti, voglio espremire soprattutto un senso vicinaza a chi fa un mestiere complicato. Una volta gli agricoltori dicevano “siamo stotto al cielo”, speriamo allora che questo cielo nel 2018 sia meno disastroso…”.
Maria Letizia Riganelli

