Tarquinia – Ottantamila euro per addobbare Tarquinia a Natale: decisamente troppi.
Lo ha stabilito la Corte dei conti del Lazio, che ha condannato in primo grado gli ex vertici della “Tarquinia multiservizi” a risarcire il comune.
Nazareno Dili, l’ex presidente della partecipata, dovrà versare 33mila 480 euro nelle casse del municipio tarquiniese; 11mila 160 ciascuno gli ex membri del consiglio di amministrazione, Alberto Renzi, Isabella Costa e Cinzia Rossi.
Il comune di Tarquinia, in genere, spendeva sui diecimila euro per vestire a festa strade e piazze a Natale. Nel 2007, invece, secondo la sentenza, la società avrebbe comprato palline e luminarie per 79mila 960 euro. Che, meno i diecimila della spesa autorizzata dal comune, fa 66mila euro: a tanto ammonta il danno erariale quantificato dai giudici contabili.
Ben poca cosa rispetto al risarcimento che la procura chiedeva. Secondo i magistrati contabili titolari delle indagini, tra “maggiori costi non giustificati” e “servizi mai autorizzati”, la società aveva provocato perdite per più di un milione e mezzo di euro. E, per la procura, tanto avrebbero dovuto restituire al comune Dili & Co.: un milione 557mila 413 euro, per la precisione.
Il problema, per gli inquirenti che parlano di “mala gestio” e di “ingentissimo danno patrimoniale”, non erano solo gli addobbi di Natale, ma anche i 198mila euro – anziché 30mila – per pulire fontane e caditoie o la manutenzione degli automezzi. “Per il 2007 – si legge sulle motivazioni della sentenza, nella parte riguardante le ipotesi dell’accusa – gli amministratori imputano a manutenzioni eccezionali sugli automezzi una spesa, invero smisurata, di 164mila 551 euro; ma dai dati contabili della società si evincono spese per manutenzione pari a soli 53mila 579 euro. Non è dato sapere a oggi dove siano finiti i 110mila 972 euro di differenza”.
Per la Corte dei conti, però, al di là di quegli ottantamila euro di addobbi natalizi, in tutti gli altri casi elencati dalla procura contabile non c’è prova che si tratti di danno erariale. In pratica, indagini stroncate e l’importo del danno – quindi del risarcimento al comune – ridotto di 25 volte rispetto all’ipotesi dei pm contabili che, come concludono i giudici, “non hanno fornito adeguata prova”.
Probabilmente non finirà qui. Non solo perché tanto gli imputati quanto la procura possono fare appello ma perché, come riporta la sentenza, c’è un contenzioso “tuttora pendente presso il tribunale civile di Civitavecchia”. Nulla di fatto, invece, sul fronte penale; sull’esposto presentato dal comune anni fa, il pm ha chiesto l’archiviazione: reati troppo vecchi, quindi prescritti.
