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“Chi vuole controllare il territorio con la violenza ha sbagliato indirizzo…”

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Viterbo - Il procuratore capo Paolo Auriemma

Viterbo – Il procuratore capo Paolo Auriemma

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Tusciaweb Academy - Il procuratore capo Paolo Auriemma

Viterbo – Il procuratore capo Paolo Auriemma

Il procuratore capo Paolo Auriemma

Viterbo – Il procuratore capo Paolo Auriemma

Il procuratore capo Paolo Auriemma

Viterbo – Il procuratore capo Paolo Auriemma

Viterbo – Droga, furti e violenze. Il procuratore capo Paolo Auriemma traccia il bilancio dell’anno che si è appena concluso e assicura: “Il controllo del territorio è costante e capillare, ma l’attenzione resta sempre alta. Per tutti i tipi di reati”. E per il 2018 anticipa: “Stiamo lavorando con la Asl per arginare il fenomeno, che è tra i principali problemi del Viterbese, di chi assume droga e poi si mette alla guida”.

Procuratore, il 2017 si è chiuso con il delitto dei coniugi Fieno, per cui è indagato il figlio Ermanno. È già stato raggiunto dall’ordinanza d’arresto ed è rinchiuso nel carcere di Mammagialla. Quando lo interrogherete?
“Quando il quadro della situazione sarà il più chiaro possibile. Fondamentali sono, ad esempio, gli esiti dell’autopsia eseguita sui cadaveri delle vittime. Ermanno Fieno verrà sicuramente sentito, ma dare una data è ancora impossibile. Certo, stando agli elementi finora raccolti, delle responsabilità in capo all’indagato sembrano evidenti, ma è dovere del pubblico ministero andare fino in fondo, cercare prove a carico ma anche a favore dell’indagato. La procura deve sempre fare contestazioni precise, così da poter presentare al giudice un quadro chiaro della situazione. È la legge che impone ai pm una ricostruzione imparziale e reale dei fatti durante le indagini, che devono essere coordinate e condotte con la massima serenità. Non si tratta di un obbligo morale, ma giuridico”.

Secondo il gip, Fieno voleva “sbarazzarsi dei cadaveri”. Ma l’omicidio, o duplice omicidio, è stato premeditato o si è trattato di furia estemporanea?
“È troppo prematuro stabilirlo, e se dovessi rispondere lo farei sulla base di un’intuizione. Ma l’inquirente non deve usare l’intuito, bensì un ragionamento razionale che va da prova a prova affinché la ricostruzione dei fatti sia reale. Non a caso i processi si fanno con le prove e non con le intuizioni”.

Negli ultimi due anni ci sono stati cinque omicidi nella Tuscia…
“Sono stati tutti episodi dolorosissimi, che devono far riflettere la collettività. Sono stati l’apice di situazioni di disagio, a cui la società dovrebbe prestare maggior attenzione. Andrebbero capite per poterle prevenire”.

Il 2017, stando alle denunce dei cittadini, sembra essere stato l’anno di furti e rapine, soprattutto nei paesi a sud della provincia…
“Questa zona del Viterbese è facilmente raggiungibile dalla malavita capitolina, che paradossalmente riesce prima ad arrivare materialmente a Viterbo che nel centro di Roma. E poi qui hanno molte più vie di fuga. Questa malavita non è organizzata. I suoi membri, che appartengono a diverse estrazioni sociali, non hanno né un coordinamento né una gestione, e prevenirla è quindi molto difficile. È una criminalità che possiamo definire “comune”, è molto diffusa sul territorio e purtroppo è pericolosa. Ma la nostra attenzione è massima, e alta deve sempre rimanere. Come capillari e costanti sono i controlli delle forze dell’ordine”.

Tra i reati “propri” della provincia sembra esserci lo spaccio di droghe. È così?
“Sì. Lo spaccio, come l’assunzione, di sostanze stupefacenti è tra i principali problemi di questa provincia. Acquistando anche solo una dose di droga, si finanziano bande e organizzazioni criminali. Anche solo con uno spinello, si danno i soldi in mano a persone che poi con quel denaro comprano i Kalashnikov. Spaccio e assunzione di stupefacenti non sono quindi solo qualcosa di illecito e illegittimo, ma anche un pericoloso atteggiamento culturale”.

Quali tipi di droghe si spacciano e si consumano nel Viterbese?
“Purtroppo tutti. Marijuana, hashish e cocaina. Ma abbiamo anche sequestrato sostanze di nuova generazione”.

E tutti questi stupefacenti da dove provengono?
“Soprattutto dalla Capitale”.

E chi li spaccia?
“Italiani e stranieri. Ma il principale nodo del problema non è lo spacciatore finale, bensì chi c’è dietro. E noi puntiamo sempre a risalirci, anche se raggiungere le grandi organizzazione non è mai semplice. La filiera dei passaggi è lunga, e spesso nemmeno lo spacciatore finale sa da dove e da chi parte la droga. Ma le forze dell’ordine hanno già condotto importanti operazioni, che hanno permesso di recuperare e sequestrare consistenti quantitativi di stupefacenti. Indagini di valore, come quella che ha portato all’arresto di un giovane trafficante trovato con 38 chili di marijuana”.

Chi consuma invece tutta questa droga?
“Adulti, giovani e giovanissimi. E in molti, dopo aver assunto stupefacenti, si mettono anche alla guida. Ma una stretta collaborazione tra Asl e uffici giudiziari sta portando alla creazione di un meccanismo di controllo che permette di verificare e accertare la presenza di sostanze nel sangue di chi ha causato un incidente stradale. La procedura attuale è molto complessa, e questi nuovi laboratori permetteranno di accertare nell’immediatezza se il conducente del veicolo sia sotto l’effetto di droghe. La Asl, supportata dalle richieste della polizia stradale, si è data molto da fare. E per questo va ringraziata la direttrice Daniela Donetti”.

Il 2017 è stato anche “l’anno della violenza”, con vittime e aggressori che non avevano che vent’anni. Botte, cinghiate e sangue. Ma la dinamica è sempre stata la stessa: il branco contro una sola persona. Dal giovane preso a calci e pugni nel centro storico di Viterbo, all’aggressione neofascista di Vignanello per cui sono stati condannati il presidente di Casapound Cimini e un militante…
“Ci sono soggetti che vogliono controllare il territorio, e alcuni si barricano dietro a idee e ideologie politiche. Ma la cultura è sempre la stessa: ‘Questo territorio è mio e tu fai quello che dico io’. Ma sia chiaro che procura e forze dell’ordine non consentono a nessuno, se non allo Stato, di esercitare un controllo del territorio. Chi vuole controllare il territorio con la violenza ha sbagliato indirizzo”.

Nell’anno che si è appena concluso la procura di Viterbo ha dato via anche a un’inchiesta sul porto di Marta, che vede indagati sindaco e vicesindaco, ex assessori e tecnici comunali. L’attenzione sui reati contro la pubblica amministrazione sembra alta…
“Sia chiaro: questa procura non è ostile alle pubbliche amministrazioni. Tantissime lavorano bene, ma è dovere dei pubblici ministeri valutare sempre i comportamenti degli amministratori pubblici. Perché la credibilità delle istituzioni passa attraverso loro, ovvero attraverso quelle donne e quegli uomini nei quali i cittadini hanno posto la propria fiducia”.

Raffaele Strocchia


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