Viterbo – “Si può fare. Filippo Rossi alla Regione”. Sì, ma ieri sera non erano in molti. Ottanta persone in tutto. Amici, parenti e affezionati, innanzitutto. In un teatro che contiene centinaia di posti.
Fotogallery – Presentazione della lista “+Europa con Emma Bonino”
L’occasione è la candidatura di Filippo Rossi alle regionali. “Una candidatura – come Rossi stesso ha precisato – nata in quanto creatore di Caffeina. E chiederemo il consenso anche perché abbiamo fatto Caffeina. Anche per quello”.
In sala c’è anche la consigliera comunale di Viva Viterbo Maria Rita De Alexandris. A dir poco scura in volto.
“Si può fare. Filippo Rossi alla Regione”, lo slogan che ieri sera, al teatro Caffeina di via Cavour a Viterbo, ha accompagnato la presentazione dei candidati della Tuscia nella lista “+Europa con Emma Bonino” per le regionali del Lazio a sostegno di Nicola Zingaretti presidente: Marco Gentili, Dominga Martines ed Elisabetta Mulas.
Il primo è un ragazzo di Tarquinia con disabilità dovuta alla sclerosi amiotrofica laterale familiare. Fa parte degli Studenti Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica. È stato anche membro dell’assemblea provinciale e regionale del Partito democratico e del consiglio comunale dei giovani di Tarquinia.
“L’amministrazione Zingaretti – ha detto Gentili – ha dato prova di unità in un ambito, quello delle politiche sociali, molto frammentato”. Tra gli obiettivi della sua candidatura la “prospettiva di vita indipendente per le persone con disabilità”.
Su palco anche Dominga Martines. Avvocatessa, Viva Viterbo fin dall’inizio e attualmente assessore al commercio del comune di Vasanello dove è nata e cresciuta.
“È una candidatura in cui credo – ha chiuso il suo intervento Martines –. Un voto dato a questa lista è un voto di coraggio. Un voto rivoluzionario”.
Prima parlano gli altri. Uno appresso all’altro. Infine, Rossi, l’inventore di Caffeina, leader di Viva Viterbo, ex presidente del consiglio comunale e padre di “un figlio di 18 anni che – come Rossi stesso ha raccontato – ha scelto di andare a vivere a Milano”.
A un certo punto il sipario di scena si chiude e parte una voce feminnile che ripete almeno un paio di volte, “abbiamo fatto una promessa, nessuna ritirata, nessuna resa” per lasciare il posto alla canzone di Angelo Branduardi. Manco a dirlo “si può fare”. Una parte del testo dice: “si può fare, si può fare. Insegnare, raccontare, puoi fingere, mentire, poi distruggere, incendiare e ancora riprovare”.
Il sipario si apre di nuovo, luce, ed entra lui. Filippo Rossi. Applausi dagli 80 presenti. Ancora qualche minuto di silenzio, mentre la musica di Branduardi scivola via nelle orecchie.
Rossi parla e il primo bersaglio è Leonardo Michelini, tuttora sindaco di Viterbo e fino all’anno scorso pure di Viva Viterbo di cui il direttore artistico di Caffeina è leader. Si può fare. Stare di nuovo con Zingaretti. Ci può stare. Mandare al diavolo un sindaco che Rossi ha definito subito “incapace”, raccontando la “favola di una città di cui non faccio il nome” dove al peggio non c’è mai fine.
Nel pomeriggio, sulla sua pagina facebook, aveva già annunciato che si sarebbe tolto “qualche sassolino dalle scarpe”. Trenta “mi piace”, una condivisione e cinque commenti.
“La scelta di uscire dalla maggioranza – ha subito messo in chiaro Rossi – è una scelta giusta. Dobbiamo riscrivere il futuro della nostra comunità”. Nient’altro.
A moderare gli interventi, Giacomo Barelli, ex assessore della giunta del sindaco Leonardo Michelini, fondatore tanto di Viva Viterbo tanto di Caffeina. “Basta con i ras di turno – ha dichiarato a un certo punto – La politica si fa per due motivi. Si fa per interesse o per passione. Noi la facciamo per passione”.
Filippo Rossi fa finta di niente. Scherza e prende in giro chiunque gli capiti a tiro. Come sempre. Come se nulla fosse. Butta a terra gli appunti e ogni tanto ci inciampa sopra. Si siede sugli scalini che introducono alla scena, poi ci ripensa e torna di nuovo sul palco. A un certo punto somiglia a Gianni Morandi, solo un po’ più inquieto e melanconico. Parla anche di capicorrente “che decidono di destini e candidature, ma non fanno gli interessi del territorio perché pensano solo alle loro carriere”. Meglio invece le candidature nate “da esperienze civiche e fuori dai partiti, libere e al servizio dei territori. Che ci sia un problema di democrazia interno ai partito è ovvio!”.
Però alla fine a Rossi un nome gli scappa. “Fioroni”. Detto quasi sotto voce e per sbaglio. Ma non aggiunge altro.
L’attenzione sale solo alla fine, con l’inspettato affondo su Caffeina.
“Voglio essere chiaro – ha detto Filippo Rossi – la mia candidatura nasce in quanto direttore artistico della Fondazione Caffeina. Io ci metto la faccia in tutto quello che faccio. Il Filippo Rossi che sta chiedendo il voto è il Filippo Rossi che ha costruito Caffeina, che ha fatto Caffeina festival, che ha fatto Caffeina christmas village e che ha riaperto il teatro. E tutte queste cose sono costate una fatica enorme che è politica e non è nient’altro”.
“Caffeina – ha proseguito il suo direttore artistico – è una fondazione culturale che agisce politicamente perché cambia il destino di una città. La mia candidatura è nata in quanto creatore di Caffeina e non nonostante Caffeina. Non nascondendomi. E chiederemo il consenso anche perché abbiamo fatto Caffeina. Anche per quello”.
Viva la sincerità. E alla faccia.
Daniele Camilli





