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Viterbo – “Chiedo scusa a lui, a mia figlia, mi mancano, mi mancano tutti, tutte le persone che amo”, ha detto tra le lacrime in tribunale la suocera che lo scorso luglio ha accoltellato il genero al Serpentone di Bagnaia.
Da sei mesi la donna è reclusa nel carcere di Civitavecchia con l’accusa di tentato omicidio.
E’ iniziato ieri con una dichiarazione spontanea dell’imputata il processo per tentato omicidio a carico della donna, una 48enne d’origine dominicana, che verso le 22 di domenica 30 luglio ha accoltellato il compagno della figlia, un 28enne, anche lui caraibico, in un appartamento delle case popolari di Bagnaia.
Scortata dalla penitenziaria, con indosso un paio di pantaloni neri e una giacca rosa fucsia, è apparsa molto provata.
Dalla sera dell’aggressione al genero è reclusa nel carcere di Civitavecchia e ancora una volta ieri il pm Eliana Dolce ha espresso parere negativo alla richiesta di alleggerimento della misura presentata dal difensore Luigi Mancini.
Richiesta di arresti domiciliari rigettata anche dal collegio, nonostante il difensore abbia garantito che la figlia avrebbe già reperito un’abitazione per la madre “a Viterbo e non a Bagnaia” e che, sempre la figlia, “si impegna a garantire tutta la cura e l’assistenza necessaria alla madre”.
All’imputata è stato comunque concesso di rilasciare spontanee dichiarazioni, rivolte ai congiunti che erano presenti un aula, compresa la vittima.
Parole pronunciate in un italiano incerto tra le lacrime e i singhiozzi: “Chiedo scusa a lui, è un amico, un fratello, gli voglio bene. Chiedo scusa a mia figlia e a tutta la famiglia, mi mancano. Questi cinque mesi di carcere mi hanno insegnato. Mi mancano tutti, mi mancano le persone che amo”.
Il genero, rimasto ferito a un braccio, avrebbe avuto in mano una bottiglia durante il litigio, come riferito durante l’interrogatorio di garanzia dalla suocera. La donna, secondo la sua versione, si sarebbe sentita minacciata e si sarebbe soltanto difesa.
L’alcol avrebbe fatto il resto. La coppia si trovava in cucina. Lei avrebbe quindi afferrato un grosso coltello dal tavolo ancora apparecchiato per la cena e si sarebbe scagliata verso il 28enne.
Per il difensore, che ha chiesto al tribunale di disporre una perizia medico-legale super partes, “ogni coltellata è idonea a provocare la morte”: “Ma in base alla gravità delle lesioni si può stabilire – ha sottolineato – se si voleva davvero attentare alla vita della persona offesa”.
Il processo entrerà le vivo il prossimo 20 marzo, quando sarà sentita in aula la versione della vittima.
Silvana Cortignani



