Viterbo – (sil.co.) – Programmato nelle sale solamente per due giorni, il 23 e 24 gennaio, il lungometraggio di tre ore dedicato a Fabrizio De André, Principe Libero, ha esordito con un incasso di ben 333mila euro, cifra che lo catapulta direttamente al primo posto del box-office italiano.
Il biopic, distribuito dal circuito Nexo Digital e prodotto da Bibi Film e Rai Fiction, al suo debutto, ha preceduto anche il campione d’incassi di Carlo Verdone.
Il Principe Libero, diretto da Luca Facchini, non è però prettamente basato sulla vita del musicista, anzi la musica ha un ruolo in realtà leggermente marginale nel biopic, più basato sulla storia personale di Faber.
Il film inizia dalla Sardegna, dalla tenuta in Gallura dove De Andrè, interpretato da Luca Marinelli, ha vissuto con il grande amore della sua vita, Dori Ghezzi, interpretata da un’ottima Valentina Bellé, che ne coglie la forza e la dolcezza. E si parte da una tragedia, ossia dal rapimento avvenuto nel 1979.
Tra i personaggi più rappresentativi della vita del poeta-cantore c’è anche l’ufficiale dei carabinieri viterbese diventato uno dei più grandi amici di De Andrè dopo il rapimento in Sardegna del 1979. Si tratta dell’allora capitano Vincenzo Rosati, originario di Grotte di Castro, deceduto a 59 anni nel 1999 nella sua casa di Gradoli, all’epoca comandante della compagnia dei carabinieri di Tempio Pausania.
Sul set il figlio oggi cinquantenne dell’ufficiale, l’avvocato viterbese Mario Rosati: “Mi hanno chiesto se avessi documenti e foto di mio padre e mi hanno invitato ad essere presente sul set mentre venivano girate alcune scene, per me è stato un grande onore e una grande emozione.
Sul set – come ha anticipato giorni fa a Tusciaweb – ho rivisto mio padre con Fabrizio De Andrè”.
“Il ruolo di mio padre è toccato all’attore Ciro Esposito che, devo dire, è stato bravissimo a impersonarlo, dopo avere parlato con me delle ore, avere guardato e riguardato le foto, studiato i documenti dell’epoca. Non ha tralasciato alcun particolare e quando l’ho visto interpretare ‘dal vivo’ delle scene ho capito quanto si fosse immedesimato”, dice Mario Rosati.
Nel cast anche l’attore Ennio Fantastichini, nei panni del professor Giuseppe De André, padre di Fabrizio e presidente dell’Eridania, che pagò il riscatto per la liberazione del figlio e della compagna.
Dopo la liberazione e l’arresto dei sequestratori, tra De Andrè e Vincenzo Rosati nacque una profonda amicizia. E Fabrizio insegnò a Mario, all’epoca quindicenne, a suonare la chitarra, facendogli dono di una classica Union spagnola con il manico in ebano, oggi esposta, per volere dello stesso Rosati, al bar Museum, sulla piazza principale di Tore Mandaresu.
Solo un volta lo strumento ha lasciato l’isola, per essere esposto a Canepina in occasione delle commemorazioni realizzate per il decimo anniversario della scomparsa di De André nel centro dei Cimini cui il mastro era profondamente legato.
Tornando al Principe libero, il 13 e 14 febbraio il film tv su Fabrizio De Andrè sarà in onda su Rai Uno, diventando per il pubblico televisivo una miniserie in due puntate.






