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Disarma attentatore e libera la collega presa in ostaggio…

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Ermenegildo Rossi

Ermenegildo Rossi

Ermenegildo Rossi - La medaglia

Ermenegildo Rossi – La medaglia

Ermenegildo Rossi - Il riconoscimento

Ermenegildo Rossi – Il riconoscimento

Viterbo – Ha sventato il dirottamento di un aereo, prima offrendosi come ostaggio al posto della collega che aveva un coltello puntato in gola e poi, approfittando di un momento di distrazione è riuscito a bloccare l’attentatore, le cui intenzioni erano tutt’altro che buone.

Era il 24 aprile 2011. Ermenegildo Rossi, di Viterbo, capo cabina su un volo Alitalia da Parigi a Roma, dopo avere inutilmente tentato di sostituirsi alla collega, è riuscito a disarmare e legare l’uomo che intendeva far arrivare il volo a Tripoli, in Libia. Un gesto che ha salvato le 140 persone a bordo e che sette anni dopo ha avuto un importante riconoscimento, riservato a pochi: la medaglia d’oro al merito civile, conferita dal presidente della repubblica Sergio Mattarella: “Per lo splendido esempio di generoso altruismo e solidarietà umana”, come si legge nella motivazione. Viterbese doc, nato a via san Pellegrino, lavora da 27 anni nella compagnia di bandiera è stato segretario confederale Ugl e oggi dirigente confederale per il sindacato. Si occupa di grandi vertenze, come possono essere quelle che riguardano situazioni quali Ilva o la stessa Alitalia.

Cosa ricorda di quei momenti?
“Ricordo – spiega Ermenegildo Rossi – che tutto l’equipaggio è stato meraviglioso nel gestire la situazione. Mi sono offerto come ostaggio, ma l’uomo non ha accettato, anzi, si è fatto ancora più duro nei miei confronti, ma io ho continuato a essere calmo, mostrandomi come una persona mite, tranquilla”.

Com’è riuscito a disarmarlo?
“Alla prima occasione buona gli ho tolto il coltello e l’ho immobilizzato, liberando la collega. Una volta bloccato legandogli le mani con una cintura, ne ho chieste altre ai passeggeri, per fermarlo. Avevo ordinato a tutti di stare seduti e con le cinture di sicurezza allacciate. Se qualcuno si fosse alzato o magari avesse pensato di fare qualcosa, sarebbe potuto succedere di tutto”.

Quanti eravate a bordo tra gli addetti in cabina?
“L’equipaggio era composto da quattro persone, ma due colleghi erano all’altro capo dell’aereo e inizialmente, per la distanza, non si sono resi conto. Vedevano solo tre persone che erano in piedi in quel momento. Io ho provato subito a fare qualcosa, ma era impossibile. Il dirottatore teneva la collega in ostaggio con un coltello puntato alla gola. È dovuta ricorrere alle cure mediche e anche io, perché nel togliergli l’arma mi sono ferito”.

Il suo è stato un intervento provvidenziale.
“Devo dire che nella realtà, tutto l’equipaggio si è comportato in modo esemplare. Hanno dovuto gestire i passeggeri anche dopo, quando era tutto passato. Non è stato semplice. La calma tenuta da parte di tutti è stata determinante, così come la prontezza. È stato perfetto. Parlo dell’equipaggio, perché tutti hanno gestito quanto accaduto. Poi, io sono riuscito a immobilizzare il dirottatore e toglierli il coltello, liberando la collega”.

Finito tutto l’uomo le ha fatto una richiesta, vero?
“Mi ha domandato una maglietta. Quando in pratica era immobilizzato, mi ha chiamato e mi ha chiesto una maglietta bianca. Sapeva cosa l’aspettava e si voleva coprire. Ho controllato nel suo bagaglio, praticamente inesistente. C’erano solo due t shirt bianche e due paia di calzini. Evidentemente per quello che aveva intenzione di fare pensava che non avrebbe avuto bisogno di un bagaglio grande…”.

Come ha appreso del riconoscimento da parte del presidente della repubblica Sergio Mattarella?
“Questi sono giorni meravigliosi, arrivano a distanza di tempo da un momento che è stato molto triste. Sapevo che il prefetto Luigi Pecoraro, venuto a conoscenza dell’episodio, ha voluto avviare la procedure. C’è una commissione che esamina le proposte e dopo tempo è arrivato l’ok all’onorificenza che passa dal ministro dell’Interno che a sua volta la propone al Presidente della Repubblica”.

S’immaginava che le avrebbero concesso un riconoscimento così importante?
“Sono sincero, non me l’aspettavo. La medaglia d’oro al valore civile nel tempo è stata assegnata a poche persone. Mi sono sentito piccolo piccolo. E mi sono sentito ancora più piccolo quando ho visto che la maggior parte di chi ha ottenuto il riconoscimento, purtroppo non c’è più. Periti nell’atto per il quale ricevono la medaglia. È il più grande riconoscimento dalla tua patria. E da parte mia posso dire che a volte si piange anche per le cose belle”.

C’è chi l’ha chiamata eroe, cosa prova nel sentire questa parola?
“In questi sette anni non ho raccontato a nessuno quanto mi è accaduto, anche per la gravità dell’episodio e il particolare momento storico. Ho sempre pensato d’avere fatto qualcosa che dovevo fare e grazie a qualche angelo che avevo vicino, mi è andata molto bene. Non mi sono mai detto, accidenti però, cosa sei stato capace di fare. Ho sempre pensato che avessi solo svolto il mio dovere. Oggi mi fa piacere se questo può rappresentare motivo d’orgoglio per essere viterbese e italiano. C’è tanto bisogno di riacquistare valori, senso s’appartenenza. Se la mia esperienza può anche minimamente servire a questo, sono contento”.

Giuseppe Ferlicca


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