Viterbo – Maxi rogo al Poggino, la procura ha aperto un fascicolo per incendio doloso contro ignoti affidato alla pm Eliana Dolce.
Sul caso, nel frattempo, stanno indagando a 360 gradi i carabinieri della compagnia di Viterbo e i vigili del fuoco.
Nessuna ipotesi è esclusa, dall’atto vandalico al gesto di un piromane, alla vendetta, all’intimidazione o, nel peggiore dei casi, all’iniziativa premeditata messa in atto da mani criminali. La pista meno battuta sarebbe quella della “fatalità”. Ma per saperne di più bisogna trovare l’innesco.
Il titolare della concessionaria di via Mainella dove le fiamme sono divampate, altissime, verso l’una della scorsa notte, è stato lungamente ascoltato, già nella mattinata di ieri, presso il comando provinciale, per cercare anzitutto di risalire a un eventuale possibile movente di un gesto criminale.
L’area della concessionaria e i mezzi coinvolti, intanto, sono stati posti sotto sequestro per i successivi accertamenti.
12 auto divorate dalle fiamme
L’incendio ha devastato ben dodici vetture parcheggiate nel piazzale antistante la rivendita. Auto letteralmente divorate dalle fiamme, per spegnere le quali i pompieri del comando Garofolo hanno impiegato ore.
Spetterà adesso agli uomini del comandante Giuseppe Paduano effettuare tutti i rilievi e stilare la relazione tecnica da depositare in procura. Relazione che dovrà stabilire se a innescare il fuoco sia stata o no la mano dell’uomo.
Se così fosse, si tratterebbe di un lavoro da professionisti, considerando che le fiamme in pochi minuti hanno completamente divorato le auto parcheggiate nel piazzale, attaccato la facciata della struttura, completamente annerita dal fumo e dalle fiamme, e anche l’antistante, pesante cancellata.
Niente videosorveglianza
Professionisti che sarebbero anche stati consapevoli che nelle immediate vicinanze non ci sono telecamere di sorveglianza che possano aiutare gli investigatori a risalire agli eventuali autori del gesto.
Ciononostante i militari del Riello stanno passando al setaccio tutti i filmati disponibili girati nella zona, che potrebbero coadiuvare le indagini, oltre ad ascoltare i potenziali testimoni.
Bocce cucite, al momento, su quanto riferito dal titolare della rivendita, un imprenditore viterbese sessantenne con una lunghissima esperienza nel settore del commercio auto. Potrebbe essere caduto dalle nuvole, oppure avere parlato di intimidazioni o di minacce. Si sa solo che qualche anno fa sarebbe stato vittima di un episodio simile. Troppo datato, sembrerebbe, anche se sono solo indiscrezioni, per esserci un collegamento.
Lunga scia di precedenti
Intanto in città c’è chi si chiede se non ci sia in giro un novello Nerone che si diverte ad andare in giro ad appiccare incendi. Certo è che nell’ultimo anno le cronache hanno registrato un’escalation di casi. Il maxi rogo del Poggino è solo l’ultimo e il più devastante di una lunga serie.
La notte di capodanno, appena fuori le mura cittadine di Viterbo, tra via Pietro Vanni e via Raniero Capocci, sono andate a fuoco tre auto. Pochi giorni fa due camion sono bruciati sulla Cassia Nord, nei pressi della zona commerciale.
Poi ci sono le due vetture divorate dal fuoco all’Ellera e al quartiere Santa Lucia, sotto le abitazioni di un consigliere comunale e del figlio: la prima il 13 gennaio e la seconda il 15 novembre dell’anno scorso, a distanza di deci mesi. E quella di un noto penalista viterbese, data alle fiamme nel giardino della sua villa in strada Querciaiolo, tra Viterbo e Vitorchiano, la notte del 27 luglio. E poi, ancora, la Smart bruciata in strada a San Martino poco dopo mezzanotte del 18 ottobre.
Tutti casi fino ad oggi considerati episodi singoli e di conseguenza trattati distintamente.
Silvana Cortignani







