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“La madre non era consapevole di essere viva”

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La caserma dei carabinieri di Vejano

La caserma dei carabinieri di Vejano

 

Vejano -Comune

Vejano -Comune

Vejano – Lascia la madre novantenne e allettata sola in casa per ore e ore, al buio e senza riscaldamento, a giudizio per abbandono di incapace il figlio 65enne.

“Un magazzino-stalla”, ha definito l’abitazione uno dei testimoni. “Non era consapevole di essere viva”, ha detto una delle badanti a ore.

Si è aperto ieri davanti al giudice Elisabetta Massini il processo all’uomo, finito agli arresti domiciliari il 16 ottobre 2013. L’anziana nel frattempo è morta, deceduta  pochi mesi dopo, nel marzo 2014, nonostante il soccorso di assistenti sociali e carabinieri.

“Non era consapevole di essere viva”, ha spiegato in aula una delle badanti che si alternavano, un paio d’ore al giorno ciascuna, nell’abitazione della vittima. “La signora non parlava, farfugliava – ha aggiunto – si lamentava dei dolori, ma non era in grado di manifestare le sue esigenze”.

“C’erano cibo avariato in frigorifero e sporcizia ovunque, come se la casa fosse disabitata. L’anziana era a letto, al buio e al gelo, con sopra una coperta termica attaccata alla spina, ma senza nessuno che controllasse”, ha detto un’assistente sociale, raccontando di uno dei tanti accessi.

“Il figlio stava sempre fuori per lavoro – ha proseguito – non tornava  a casa prima delle 19, anche se poi dormiva in un divano letto a casa della madre. La donna era tenuta in ordine e pulita, ma era abbandonata per ore in fondo al letto, da fuori la si sentiva urlare. In casa non c’era cibo, non so cosa le dessero da mangiare”. 

Il caso è stato preso a cuore in prima persona dall’allora sindaco Caterino Donati e dal comandante della locale stazione dei carabinieri, il maresciallo capo Santo Catanzariti.

Agghiacciante il racconto di alcuni dei militari intervenuti nell’abitazione su richiesta di Donati: “Dentro tanto freddo, la casa era gelida, completamente al buio, una situazione impressionante. In una stanza in fondo al corridoio la poveretta, pulita ma sola, abbandonata in fondo a un letto con le sbarre alzate, con la coperta termica accesa, ma senza sorveglianza”

La casa fu dichiarata inagibile da un tecnico comunale: “L’appartamento era una sorta di magazzino-stalla, in un rustico in costruzione, l’impianto elettrico non era a norma, non c’era riscaldamento, solo stufette elettriche e un camino, ma spenti – ha raccontato, parlando del sopralluogo – l’anziana, invalida al cento per cento e non cosciente, giaceva al gelo e al buio in fondo a un letto-barella d’acciaio con le sbarre tirate su, come quelli degli ospedali. Non c’erano i requisiti igienico-sanitari”. 

Inutile il trasporto d’urgenza della novantenne a Belcolle: “C’è rimasta un giorno, poi il figlio se l’è riportata a casa – ha aggiunto l’assistente sociale – noi avremmo voluto tentare un accesso in Rsa, più facile se fosse rimasta ricoverata in ospedale, ma lui era contrario. Dopo il nostro intervento, però, ha preso atto e la situazione è migliorata, ha anche chiesto la 104 per stare con lei quando non c’erano le badanti”. 

Il processo, entrato nel vivo a ben tre anni di distanza dall’ammissione delle prove – era il 5 febbraio 2015, poi una serie di rinvii senza nulla di fatto – riprenderà fra meno di un mese: il giudice Massini, per stringere i tempi, ha fissato la prossima udienza già al 15 febbraio. 

Silvana Cortignani


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