Viterbo – Sul feretro, portato a spalle dagli amici, la bandiera della Lazio. Una folla di persone ha gremito il sagrato e la chiesa del Paradiso per l’ultimo saluto a Andrea Arena, il giornalista non ancora quarantenne scomparso improvvisamente il 22 gennaio.
“La sua penna era l’intelligenza”, ha detto don Egidio Bongiorno durante l’omelia.
Pareva di vederlo, Andrea Arena, con l’aria sorniona, di fronte a quell’ultimo omaggio a quel ragazzone di quaranta anni che era lui, capace ancora di guardare il mondo con gli occhi di un bambino.
Pareva di vederlo, vicino alla compagna Alessandra che lo piangeva disperata, alla mamma Giovanna, al papà Mauro, al fratello Paolo. E vicino agli amici di sempre e ai colleghi accorsi in massa, assiepati fuori e dentro la chiesa del Paradiso, colma all’inverosimile, tanto da dover lasciare la porta aperta perché tutti non ci stavano.
C’erano i parenti, i vicini di casa, l’intero quartiere, un’intera città a salutare “Arenone”. Anche gli alunni ed ex alunni del ragioneria, colleghi e dirigenti del Paolo Savi, per sostenere l’amatissima e popolarissima professoressa Giovanna, il cui amore per i libri e la lettura ha ereditato il figlio con i geni e con l’esempio.
Una scia lunga di commozione dall’inizio alla fine, quando gli amici e i colleghi più stretti hanno portato fuori il feretro a spalle. Fino a quell’ultimo gesto di due mani gentili, che hanno spiegato la bandiera bianco-celeste della Lazio come fossero le ali di un’aquila pronta a volare.
“Ciao, Andrea”, sussurrava la folla.
“Lo affidiamo a te, Signore, perché la sua giovinezza rifiorisca accanto a te nella tua casa”, ha detto don Egidio durante l’omelia.
“Noi sappiamo ha proseguito il sacerdote – che l’ora della gloria è l’ora della croce, premessa della resurrezione. Perdere la propria vita è il vero modo per ritrovarla, dice Gesù. Parla per sé e per tutti noi che siamo fragili e deboli. E’ il mistero pasquale in tutta la sua essenza e nella sua potenza. Con questo spirito accompagniamo il caro Andrea all’incontro col Dio della vita. La fede ci dà conforto e consolazione”.
Ha quindi citato un brano dalle Confessioni di Sant’Agostino: “Tardi ti amai, bellezza così antica e così nuova, tardi ti amai. Sì, perché tu eri dentro di me e io fuori”.
“Agostino – ha spiegato don Egidio – riconosce che anche quando era lontano da Dio lo cercava perché era nel suo cuore. Quando ieri la notizia della morte di Andrea si è diffusa in città e non solo, è stata una lacerazione per tutti, tutti a dire ‘non ci credo’. Un giovane alto e possente, non si pensava mai che si sarebbe dovuto piegare alla morte in un tempo così breve. Avrebbe apprezzato di vedere le porte della chiesa aperte per contenervi tutti”.
Poi ha parlato del giornalista. “La sua penna era l’intelligenza. L’intelligenza e lo smartphone. Conditi da quel grande talento, dal suo stile impregnato di conoscenza e cultura, qualità rara nel mondo mediatico. Nei suoi viaggi era assetato di cultura, le sue tappe erano i maggiori musei del mondo. Ha lavorato in tutte le redazioni viterbesi, cartacee e online, poteva scrivere di tutto ed era un piacere a leggerlo. Un suo libro ha avuto una recensione su un giornale cattolico come L’Avvenire, vuol dire che condivideva il pensiero di Andrea”.
“Ha stretto rapporti di amicizia con tutti i suoi colleghi che sono qui rendergli omaggio. La vita continua, ma sono convinto che in tutti noi, nei nostri cuori, resterà l’amico Andrea. Ha lasciato un segno in questa città, la serietà della sua professione di giornalista. Andrea ha fatto tanto bene con i suoi scritti”.
Silvana Cortignani



