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Maestra violenta, il gip aveva detto no alla sospensione

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Tarquinia - Una panoramica

Tarquinia – Una panoramica

Tarquinia - Guardia di finanza

Tarquinia – Guardia di finanza

Tarquinia – Il gip di Civitavecchia aveva detto no alla sospensione di M.S.D.G., la maestra di sessantacinque anni della scuola Trieste Valdi di Tarquinia accusata di aver dato “schiaffi, strattoni, tirate d’orecchie e punizioni umilianti a bambini di tre e quattro anni. Di averli minacciati, insultati, offesi e rimproverati con urla tali da farli spaventare e piangere”.

La donna, quarant’anni di carriera, è stata sospesa dall’insegnamento per sei mesi, dopo che sabato la Guardia di finanza le ha notificato il provvedimento per aver “maltrattato i propri alunni. Maltrattamenti aggravati – secondo l’accusa – dall’aver commesso il fatto nei confronti di minori e all’interno di un istituto d’istruzione”. L’ok alla sospensione è arrivato dal tribunale del Riesame, a cui la procura di Civitavecchia (pm Alessandra d’Amore) si era rivolta impugnando il no del giudice per le indagini preliminari.

L’inchiesta, condotta dalle fiamme gialle del capitano Antonio Petti, scattano a marzo 2017 dopo le denunce di una quindicina di genitori e della dirigente scolastica, a cui mamme e papà si erano già rivolti. “Avevano notato – sottolineano i finanzieri – dei cambiamenti nei comportamenti dei figli, terrorizzati all’idea di dover andare a scuola”. “La maestra mi picchia e tira i pizzichi ai compagni – avrebbe lamentato una bimba -. Mi picchia anche se cadono i colori”. Traumatizzata, a tal punto da aver paura ad andare fuori dai bordi mentre colorava i disegni. Ma i piccoli, a mano a mano, sarebbero diventati anche violenti e aggressivi. Schiaffi e parolacce. Oltre ad avere incubi notturni e a vivere in un crescente stato d’ansia.

Dopo tre mesi dalle prime denunce, gli investigatori decidono di piazzare nell’aula microfoni e telecamere nascoste. È maggio 2017, e le intercettazioni ambientali e le videoriprese non durano che un mese. “Mostrano – spiegano i finanzieri – le violenze fisiche e psicologiche della maestra, che adottava anche un linguaggio intriso di minacce e ingiurie, nei confronti degli alunni. Addirittura verso un bambino disabile. Le telecamere hanno inoltre documentato che durante le ore di lezione l’insegnante maltrattava alunni di tre e quattro anni con punizioni umilianti, come la costrizione a rimanere da soli in aula a finire di mangiare nonostante il rifiuto. E ancora l’uso di frasi offensive, colpi e schiaffi alle gambe, strattoni, tirate di orecchie, urla e rimproveri tali da provocare spavento e pianto”. Gli episodi sarebbero stati dodici, secondo l’accusa.

Ma è solo a ottobre dello scorso anno che la pm D’Amore chiede al gip di Civitavecchia la sospensione della maestra dall’insegnamento. Ma il giudice dice no, non rilevando a quanto pare la sussistenza di elementi tali da giustificare il provvedimento. La procura si rivolge così al tribunale del Riesame, che invece dà un parare totalmente diverso dal primo.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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