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“Mai vista un’atmosfera simile, c’è una spaccatura profonda”

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Politica - Pd - Giuseppe FioPolitica - Pd - Giuseppe Fioroni con Enrico Panunzi

Politica – Pd – Giuseppe Fioroni con Enrico Panunzi

Viterbo - Pd - La direzione provinciale

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Politica - Pd - Giuseppe Fioroni con Enrico Panunzi

Politica – Pd – Giuseppe Fioroni con Enrico Panunzi

Viterbo – “Mai vista un’atmosfera simile, c’è una spaccatura profonda”. Partito democratico, fulmini e saette in direzione provinciale, l’altra sera. Enrico Panunzi non le ha mandate a dire.

Sono passate le 21,30, la riunione sta andando verso l’epilogo annunciato, la votazione del documento per la designazione dei quattro candidati alla regione Lazio. Terreno di scontro. La maggioranza propone e approva Raffaella Petrilli. La minoranza avrebbe voluto Alessandra Mecocci. Niente da fare. L’indicazione che parte da Viterbo è un’altra. Ma ridurre tutto a uno scontro su due nomi sarebbe riduttivo.

L’atmosfera è tesa e il clima si surriscalda fino a superare la soglia d’attenzione, quando a parlare è Daniela Bizzarri. La consigliera comunale fa notare a Panunzi con grande garbo e sobrietà (si fa per dire) che cinque anni fa è stato eletto in regione anche grazie ai voti dei Popolari, perché lui era il candidato unico. “Ma una volta eletto – tuona Bizzarri – si è scordato di tutto”.

Viene facile a Panunzi, che interviene subito dopo, affermare che il clima non è esattamente dei migliori. “Mai vista un’atmosfera simile – sostiene il consigliere regionale – c’è una spaccatura profonda. Si vede dalle persone sedute, chi da una parte e chi dall’altra, dagli applausi”. Non va bene.

“Dobbiamo voltare pagina e fare l’esatto contrario di quanto avvenuto finora”. Inizialmente fatica un po’ a mettere insieme soggetto, predicato verbale e oggetto, non perché abbia perso le sue capacità oratorie, tutt’altro. È a più riprese interrotto da Daniela Bizzarri. La presidenza non interviene, ci pensa il segretario provinciale Egidi con un netto: “E basta…”.

Panunzi può proseguire e sottolineare anche un aspetto positivo emerso dall’incontro. Probabilmente l’unico. “Ringrazio per essere stato indicato da tutti e due i documenti”. Sia la maggioranza, sia la minoranza lo ha inserito tra i quattro da proporre per la candidatura alle regionali.

“Ringrazio il partito anche per la battaglia del 2013 – continua Panunzi – siamo a 48 giorni dal voto. Il 5 marzo, il giorno dopo le urne potrebbe esserci un clima come questo, non il 15 gennaio. Non scordiamoci che ci sono pure le elezioni comunali. I primi cinque anni sono di progettazione, se i secondi cinque non si fanno è un reato. Tutti i lavori all’epoca di Fioroni sono stati attribuiti a Meroi, che arrivò dopo di lui. Nessuno sapeva che li aveva programmati chi l’aveva preceduto”.

Panunzi ne ha pure per il quarto nome designato alle regionali dalla maggioranza Pd. “Una candidata virtuale. Abbiamo trovato l’archetipo della perfezione. Sono contentissimo, anche se io non so chi la conosca.

Non ho mai lavorato per non far candidare qualcuno, cosa che invece è stata fatta su si me”.

E siccome si viaggia poco sul reale: “Visto che siamo sul virtuale, al posto mio candidate Antonio Zichichi”. Ma la direzione non si è espressa in merito. Ha, invece, detto la sua Giuseppe Fioroni. Poco propenso all’unità a tutti i costi.

“Il problema non è fare le cose unitarie – osserva Fioroni – se non c’è da parte di tutti il riconoscimento dei ruoli, è una presa per il culo. Io ho fatto parte di centomila gestioni unitarie dove manco mi invitavano o consultavano. Rappresentavo qualcosa a livello nazionale ma a livello provinciale non ho mai contato niente”.

Nei partiti, come nella vita, c’è chi vince e c’è chi perde. “Una volta uno e una volta l’altro. Il primo rispetto è quello dei ruoli, poi si costruiscono le ragioni dell’unità. Ma se il gioco non lo capiamo, non sono disponibile a un’unità di facciata.

Altrimenti, rischiamo di replicare qui, quanto accaduto con Liberi e uguali. Bersani, D’Alema e gli altri ritenevano Renzi un usurpatore, qualunque cosa proponesse. Anche le stesse che loro avevano portato avanti per anni”.

Un muro contro muro che non parte da ieri. “Non è un mistero che non è stato eletto Romano Prodi presidente della repubblica perché dopo avere silurato Marini qualcuno immaginava che si sarebbe arrivati a D’Alema. Napolitano, che è il più saggio di tutti, si è fatto un altro giro”.

Per tornare a cose più locali: “Il congresso c’è stato – continua Fioroni – il trauma tra Egidi segretario e l’allora vice Benedetti va superato. Adesso lei guida una parte del Pd. La pagina si scrive insieme se c’è il reciproco riconoscimento e senso di responsabilità”.

Non ha spiegato, Fioroni, che potrebbe succedere nel Pd se non dovesse arrivare reciproco riconoscimento, senso di responsabilità e conseguente unità d’intenti. Visto il clima, ipotesi tutt’altro che da scartare.

Giuseppe Ferlicca


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