Viterbo – “Non abbiamo paura di nessuno e non ci spaventa prendere decisioni importanti, se sono le migliori per la città”. Massimo Erbetti è stato appena eletto candidato sindaco dal Movimento 5 stelle, dopo cinque anni passati al fianco del consigliere De Dominicis, dedicandosi in particolare al bilancio del comune. Oggi è pronto al grande passo e parla di come si è arrivati al suo nome, dei rapporti all’interno del meetup di Viterbo, di come comporrà la giunta in caso di vittoria e da dove partire per il rilancio della città.
Come mai ha scelto di candidarsi?
“Mi sono avvicinato al Movimento 5 stelle prima del 2013. L’ho fatto, spinto dalla voglia di cambiare qualcosa realmente. Poi, questi cinque anni li ho impiegati per capire come funziona la macchina amministrativa, insieme a Gianluca De Dominicis. Inizialmente non avevo intenzione di candidarmi nemmeno a consigliere comunale, poi lentamente ho iniziato a pensare che avrei potuto fare qualcosa di buono, impegnandomi di più. Seguendo il bilancio, ho iniziato a vedere le criticità e quello che non andava. Da lì ho deciso di mettermi in gioco, tentando di coinvolgere più persone possibili”.
Per arrivare alla sua scelta c’è voluto un po’ di tempo, una decisione che doveva essere ufficializzata già da tempo, facendo circolare voci su problemi interni al movimento cittadino. Che è successo?
“A volte – dice Erbetti sorridendo – riusciamo a farci del male da soli. Niente di strano, solo un metodo di voto macchinoso. Ogni attivista in prima istanza poteva scegliere tre nomi, a prescindere dalla disponibilità dei diretti interessati. L’intento era buono. Magari, una persona non si sentiva all’altezza, il gruppo gli riconosceva qualità e capacità”.
Invece che è successo?
“Per ragioni lavorative, organizzative, non tutti sono disponibili. Conclusa la prima votazione io ero fra i tre, ma i rimanenti due si sono detti indisponibili”.
Quindi è stato automaticamente candidato?
“No. Il regolamento prevedeva che ci dovesse essere una seconda valutazione fra i tre più votati. Perciò sono stati scelti i due immediatamente sotto. Una ha rifiutato e ne sono stati scelti altri. Tre, perché un paio di candidati erano a pari merito. La votazione è stata effettuata sui quattro e una candidata ha preso un voto più di me. Volevamo comunicare subito il suo nome, ma ha chiesto tempo per fare le valutazioni e dopo due o tre settimane ha rinunciato. A quel punto avremmo dovuto di nuovo votare, ma il gruppo ha deciso di no e quindi automaticamente sono stato scelto io”.
Sul meetup di Viterbo sono circolate voci su dissapori, gente che va, gente che viene. Che succede?
“Nel meetup, da quando ci sono io, c’è tanta gente che va e tanta gente che viene. Ci sono contrasti, magari perché non si raggiunge lo scopo che ci si era prefissati. È umano, discussioni esistono pure all’interno delle famiglie. Anche i contrasti per me sono positivi. Si discute quando c’è interesse, c’è voglia di fare. Non si discute, invece, quando non si hanno motivazioni”.
La non riproposizione di De Dominicis è una scelta personale, prevista dalle regole del movimento o cosa?
“Una scelta personale maturata da diverso tempo. Stare in consiglio comporta un grosso sacrificio, se fatto come si vede. Gianluca è grillino nell’anima, fino all’esasperazione. È sempre preparato, non una volta è arrivato a una seduta senza avere studiato i provvedimenti in discussione. Un lavoro pesante. C’è un gruppo da gestire, condividere con loro le scelte. Da qui nasce la decisione”.
Che voto darebbe al lavoro di De Dominicis?
“Gianluca è bravissimo nell’affrontare i temi che gli si presentano di volta in volta. Gli do un 9. Forse è stato meno bravo nell’esposizione mediatica. Un po’ sottotono. Gli ho detto sempre che sarebbe stato il miglior sindaco possibile, ma per una questione caratteriale, non il miglior consigliere d’opposizione”.
Invece, che voto darebbe al sindaco Michelini?
“Non è votabile, non ha fatto niente. Michelini ha un peccato originale, da lì si è generata tutta la sua amministrazione. Ha vinto mettendo insieme anime totalmente diverse. Ha tirato a campare e non ha combinato niente, quindi nessuno voto. Non classificato”.
In caso di vittoria come sceglierete la vostra squadra, gli assessori?
“Devono essere la migliore espressione del settore di cui andranno a occuparsi. Cercheremo persone che più ci rappresentano. Se ci sono le competenze giuste nel gruppo, bene, altrimenti saranno esterni. Ovviamente, non abbiamo deciso selezionarli. Vedremo, ma di certo dovranno essere le espressione migliore in grado di rappresentarci in ogni settore”.
Quale sviluppo immagina per la città?
“Occorre partire dal cuore, dal rilancio del centro storico di Viterbo. Deve tornare a essere quello di venti anni fa, popolato. Riportare gente dentro le mura produce una serie di conseguenze. Porta turismo, una città viva, risvolti economici e lavorativi positivi. Non possiamo assistere inermi allo svuotamento della città. Via Saffi oggi è desolata, ma è solo l’emblema di una situazione generale. Lì come in altre zone, le attività chiudono nel più assoluto silenzio”.
Una storia già sentita. Lo stesso sindaco Michelini aveva auspicato nuova vita per il centro.
“Ma è stato fatto ben poco, è mancata la volontà, mentre serve un piano d’azione e non mi pare che ci sia stato da parte di Michelini. Il centro non può popolarsi solo per manifestazioni, deve essere sempre vivo. Occorre prendere decisioni. Se io decidessi di portare gli uffici comunali in centro, ad esempio, quanto più gente verrebbe all’interno della città? Non è una scelta così costosa e avrebbe ripercussioni positive. Magari, camminando per andare in un determinato ufficio, ci si ferma dal tabaccaio, al bar e forse, dovendo acquistare che so, un capo d’abbigliamento, già che ci sono, lo prendo in un negozio del centro. Si riporta ricchezza alla città. Dobbiamo ridare ossigeno alle nostre piccole imprese. Serve un deciso cambio di rotta”.
Con Virginia Raggi a Roma, addio Olimpiadi. Se i 5 stelle vincono a Viterbo, che succederà? La macchina di santa Rosa andrà da san Sisto a piazza Fontana Grande?
“La scelta di rinunciare alle Olimpiadi non è stata presa perché non si vuole andare avanti, ma perché dietro c’erano interessi che con le olimpiadi poco c’entravano. Come per lo stadio della Roma. Se io penso a uno stadio, penso alla struttura sportiva, ma se invece il campo da gioco è solo una piccola parte di un complesso composto da torri, palazzine, stiamo parlando d’altro. Lo stadio va bene, ma io immagino qualcosa come l’Olimpico, non una città nella città”.
A proposito di Santa Rosa, lei in particolare ha portato avanti una battaglia sulla trasparenza nei costi. C’è qualcosa nella gestione di un evento così importante, da rivedere?
“La trasparenza, appunto. Andando a spulciare tra le varie voci, ho trovato infilato di tutto tra le spese qualificate per santa Rosa. Non è un modo d’agire che io trovo trasparente, se faccio una manifestazione e a conti fatti deve costare una certa somma, quella dovrebbe essere. Attenzione, il mio non è un rilievo su quanto si spende, il mio obiettivo non è tagliare, ma su cosa ci si mette dentro a tutto quello che ruota attorno al 3 settembre. Non lo trovo corretto verso i cittadini”.
A proposito di manifestazioni, cosa rappresenta per il movimento una realtà come Caffeina?
“Sono bravissimi a fare quello che fanno, non abbiamo nulla contro. Solo che non so se sia giusto da parte del comune gestirla così. Tutti gli imprenditori cittadini devono avere le stesse possibilità d’accedere a servizi, mettendo a bando le varie attività. Se non lo si fa, non viene data a tutti la stessa possibilità. Poi, il più bravo vince e secondo me, lo ripeto, loro sono bravissimi. Si fanno bandi per tutto, anche santa Rosa, quindi andrebbe fatto anche per Caffeina”.
Perché i viterbesi dovrebbero votare il Movimento 5 stelle e non il centrodestra o riconfermare il centrosinistra?
“Se siamo arrivati a questo punto, è perché l’amministrazione Michelini non ha fatto niente. Il centrodestra non è che abbia governato meglio. Perciò, non c’è una scelta all’infuori di noi. Gli altri, hanno avuto la possibilità di dimostrare cosa sono stati in grado di fare e i risultati sono sotto gli occhi di tutti”.
Il termalismo è il tema dei temi in ogni campagna elettorale. Il movimento ha una ricetta per un settore definito da tutti strategico ma nei fatti ancora al palo?
“Pure qui, secondo me non c’è stato il coraggio di prendere decisioni anche difficili, magari rischiose. M5s è in grado di farlo. Non siamo legati a nessuno e non abbiamo paura di nessuno. Non ci spaventano decisioni, magari impopolari, se sono le migliori per la città. Invece spesso le amministrazioni si bloccano proprio perché non si ha coraggio”.
Quindi, sul termalismo quali scelte?
“Va ampliata l’offerta, dando a molti l’opportunità d’investire. Possono esserci più strutture, anche più piccole, in grado di generare un’offerta variegata e offrire occasioni di lavoro. Realtà più piccole, oltretutto hanno un minor impatto ambientale”.
Il Movimento 5 stelle con Roberta Lombarbi candidata alla presidenza della regione: vittoria possibile?
“Roberta è una persona capace e ha buone possibilità di vincere, la conosco personalmente. Mi ha colpito molto durante un incontro cui ho preso parte. È arrivata dicendo che se qualcuno pensava di salire sul carro dei vincitori poteva anche alzarsi e andarsene. Lei e tutti noi eravamo lì per i cittadini e lavorare a qualcosa di buono per il territorio. Non c’era spazio per gli arrivisti”.
Per le elezioni politiche, in 15mila hanno partecipato alle Parlamentarie M5s. Cosa vuol dire una simile cifra?
“È il segnale che c’è sicuramente tanta voglia di partecipare. È sempre positivo se vuoi partecipare, vuol dire che c’è un forte interesse”.
Un governo a 5 stelle stavolta lo vede possibile?
“Penso proprio di sì. Proponiamo la più grande manovra economica, attraverso il reddito di cittadinanza. La nostra proposta la vedono tutti sotto un aspetto diverso, ma è questo che rappresenta. La più grande manovra economica dal dopoguerra a oggi. Chi ne ha bisogno, i 740 euro che riceve, non li mette a risparmio, ma ci compra da mangiare, beni necessari, ci paga le bollette. Immette liquidità nell’immediato”.
Quale messaggio vorrebbe che passasse a chi ancora non vi conosce bene?
“A volte siamo statti accusati d’essere chiusi su noi stessi, ma non è così. In questi cinque anni non lo è stato mai. Le nostre riunioni sono pubbliche, abbiamo sempre cercato d’avvicinare le persone, forse non siamo stati bravi tutte le volte a far passare il messaggio. Pure in questo momento, l’appello che voglio fare è a tutti quelli che vogliono darci una mano, a farsi avanti. Un segnale d’apertura che c’è sempre stato e che oggi rinnoviamo. Serve la partecipazione di tutti. Se io penso una cosa, non è lo stesso se la la stessa cosa la pensiamo in due, in dieci o in cento. Partecipando in molti, pure idee diverse, può portarci a un grande risultato”.
Giuseppe Ferlicca




