|
|
Viterbo – Delitto del Riello: “Troppi nove anni e dieci mesi”. Sabato Battaglia ricorre in Cassazione e chiede l’annullamento della sentenza d’appello.
E’ il 25enne viterbese accusato di omicidio volontario, condannato in primo grado a 12 anni, nel luglio 2016, con lo sconto di un terzo della pena del rito abbreviato.
Lo scorso 14 settembre ha patteggiato nove anni e dieci mesi in appello per omicidio volontario. Primo in Italia a beneficiare dell’opportunità di “concordato” dopo la riforma Orlando.
Adesso arriva, a sorpresa, il ricorso in cassazione, presentato dall’avvocato Domenico Noto, del foro di Reggio Calabria.
“Per il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche nella loro massima misura e contraddittorietà della pronuncia, che emerge dal testo del provvedimento impugnato”, scrive il legale, per il quale la pena detentiva avrebbe dovuto essere nove anni e quattro mesi e la sentenza di patteggiamento in appello di conseguenza va annullata dalla suprema corte.
Il gup aveva riconosciuto a Battaglia le circostanze attenuanti generiche, in ragione della giovane età e dell’ammissione di responsabilità in sede di interrogatorio di garanzia, ma in misura inferiore a un terzo dovendosi tenere conto “degli aspetti negativi della personalità dell’imputato che ha agito sulla base di motivi assolutamente banali allontandosi poi con estrema freddezza dal luogo del reato”.
L’avvocato Noto fa però notare come, applicando anch’essi le attenuaneti generiche non nella massima misura, i giudici di secondo grado giungano però a conclusioni diverse. “L’aggressione del Battaglia – scrivono i magistrati d’appello – è stata posta in essere a seguito del comportamneto molesto posto in essere dal Venzi… l’imputato ha reagito … ad un comportamento molesto e fastidioso di un uomo a lui estraneo che, nel cuore della notte, aveva inziato a importunare lui e la sua compagna”.
Per la difesa, Battaglia sarebbe scappato “perché convinto di doversi allontanare da una situazione di pericolo, non certo per abbandonare la vittima al suo destino e conquistare l’impunità”. E ancora: “Le considerazioni di carattere comportamentale e psicologico elaborate dal giudice si riducono a meri sillogismi che in alcun modo avrebbero potuto influire sull’estensione del beneficio premiale irrogato”.
Per quanto riguarda invece la paventata futilità dei motivi: “La valutazione risulta essere assolutamente discrezionale e non basata su elemneti concreti, smentita dalla narrazione di quegli attimi concitati e convulsi offerta dalla fidanzata e dallo stesso indagato, che immediatamente ammise di avere agito perchè animato dalla convinzione di dovere difendere la fidanzata dalle insidie di due uomini adulti e in evidente stato di ebbrezza alcolica”.
Il gup aveva disposto in primo grado anche 50mila euro di provvisionale per la madre della vittima più un risarcimento anche agli altri parenti, i fratelli, da stabilire in sede civile. Provvisionale confermata anche dai giudici d’appello. Gli avvocati Luca Tedeschi e Samuele De Santis, che assistono i familiari del 44enne di Caprarola, Federico Venzi, avevano chiesto mezzo milione di euro.
Silvana Cortignani

