Viterbo – (g.f.) – “Grazie per avere passato le feste a lavorare per gli altri”. Cala il sipario sul Caffeina Christmas village a piazza del Gesù è tempo dei doverosi ringraziamenti.
Fotogallery: Cala il sipario sul Caffeina Christmas Village
Andrea Baffo ne ha molti da fare, altrettanti Filippo Rossi. Di fronte ci sono i ragazzi che hanno animato e reso possibile il villaggio natalizio. Non tutti. Sarebbero troppi. “Abbiamo fatto – dice ancora Baffo – 224 contratti lavorativi. Questo vuol dire mettere la città in grado d’operare, tentando di farlo bene”.
La tensione si scioglie, dopo oltre cinquanta giorni di lavoro, tra preparativi e villaggio vero e proprio. Le tensioni sono alle spalle. C’è spazio anche per scherzare. Sulla richiesta più strana arrivata in biglietteria, ad esempio. “Hanno chiesto – svela Filippo rossi – se potevano prenotare un tavolo per quattro. Gli hanno risposto di sì, ovviamente”.
Tavoli per dove? Li staranno ancora cercando. Di nuovo applausi, stavolta per il teatro incantato. “Incantato sapete perché – spiega Baffo – si è proprio incantato, per quaranta giorni a fare la stessa cosa”.
I vari responsabili dei settori parlano al microfono, qualcuno si commuove. Arrivano pure i Babbo Natale e la Befana, eccezionalmente in abiti civili.
La festa in piazza attorno alle 21 e poco prima in fondazione il ritrovo. Tutti lì, ci sono i costumi e il materiale da consegnare.
Da lontano si sento applausi fischi, cori. Il saluto agli ultimi minuti del Christmas village. Soprattutto applausi. Per gli elfi, cori da stadio al loro passaggio. Tutti felici, anche se c’è chi prova a fare un sondaggio veloce: “Alzi la mano chi non è un po’ triste”. Se ne vedono diverse.
Qualcuno, invece, è un po’ preoccupato. “Dove andrò ora che non ho più la casa di Babbo Natale?”. A dire il vero, ormai non c’è più nemmeno Babbo Natale.
Per arrivare a piazza del Gesù, lungo il percorso si sente ancora la musica natalizia. I brani sono i soliti, quelli che hanno accompagnato ogni giorno, salvo lo stop, i visitatori. Eppure suonano in modo diverso. È l’atmosfera a essere diversa. Da ultimo giorno.
Le bancarelle hanno iniziato a togliere le attrezzature. Si spengono le luci. Maria Rita De Alexandris, però, non si fa prendere troppo dai sentimentalismi e nemmeno si fa trovare impreparata.
Cacciavite elettrico in mano è pronta per rimettere in soffitta le attrazioni del villaggio. Qualcuno l’aiuterà. Si spera.
Un ultimo saluto, guardando verso l’alto. Non alla slitta di Babbo Natale e nemmeno alla Befana sulla sua scopa. Ormai sono passati.
Un ciao rivolto al drone che riprende la festa e poi tutti a casa. Al prossimo Natale.





