Teheran – Dodici morti. È il bilancio delle vittime degli scontri in Iran, iniziati giovedì a Macchad, seconda città del paese.
Da qui, la protesta contro corruzione, aumento del costo della vita, disoccupazione e mancanza di trasparenza del governo si è allargata a macchia d’olio a tutto il paese: nella capitale Teheran sono state arrestate almeno duecento persone.
Il presidente Hassan Rouhani ha lanciato un appello per placare le violenze. “Le critiche e le proteste sono un’opportunità, non una minaccia” ha dichiarato Rouhani. “La nazione risponderà a rivoltosi e delinquenti affrontando questa minoranza che urla slogan contro la legge e insulta la santità e i valori della rivoluzione”.
Intanto sono stati oscurati Telegram e Instagram, i due social network probabilmente utilizzati per organizzare la protesta.
Il commento del presidente americano Donald Trump, su Twitter, non si è fatto attendere. “Lo Stato numero uno del terrore che sponsorizza numerose violazioni dei diritti umani, ha ora chiuso Internet in modo che i manifestanti pacifici non possano comunicare”.
“Sosteniamo il diritto del popolo a esprimersi pacificamente”, si legge, inoltre, su una nota diramata dalla Casa Bianca, che nei giorni scorsi aveva esortato il governo di Teheran “a rispettare i diritti” dei manifestanti.
Rouhani ha risposto che Trump non aveva il diritto di esprimere solidarietà ai civili iraniani, dopo aver definito l’Iran uno “Stato terrorista”.
