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Viterbo – (sil.co.) – Un anno di cronaca giudiziaria e di processi. Uno dei quali non si farà: è il processo bis a Rudy Guede, detenuto a Mammagialla dove sta scontando la condanna a 16 anni in concorso per l’omicidio di Meredith Kercher, la giovane londinese uccisa a Perugia il primo novembre 2007. Era il 10 gennaio 2017 quando la corte d’appello di Firenze ha dichiarato inammissibile la richiesta.
Era invece il 31 gennaio quando il presidente Piero Camilli ha annunciato la decisione di costituirsi parte civile al maxiprocesso in corso a Cremona per lo scandalo del calcioscommesse. Dopo essere stato assolto dalla giustizia sportiva e da quella penale, in sede di udienza preliminare, è pronto a chiedere i danni, promettendo battaglia contro gli ex calciatori infedeli del Grosseto , rinviati invece a giudizio per associazione per delinquere.
Sparisce l’eredità della nonna: lo scorso 20 febbraio è stato condannato in primo grado a 8 mesi per appropriazione indebita il medico condotto. Si tratta di un dottore di un piccolo centro dell’Alta Tuscia, denunciato dai cinque eredi di un’anziana deceduta il 23 aprile 2009 a 89 anni, per i quali sarebbe stato impossibile che la cara estinta avesse affidato al medico condotto la gestione di tutto il suo patrimonio, per oltre un milione e 100mila euro.
Viterbo sotto i riflettori nazionali per il caso Manca. Il 29 marzo 2017 Monica Mileti è stata condannata a cinque anni e quattro mesi, più 18mila euro di multa per avere ceduto al medico siciliano Attilio Manca la dose di eroina che lo avrebbe ucciso nel 2004. A dodici anni dalla morte dell’urologo dell’ospedale di Belcolle e a tre dall’inizio del processo a Mileti, la sentenza del giudice Silvia Mattei. Per la famiglia, Manca è una vittima di mafia.
Un duro colpo per Daniela Bizzarri la sentenza con cui, lo scorso 7 aprile, il giudice di pace Antonia Lucchesi ha assolto la simpatizzante grillina che il 30 gennaio 2014 aveva minacciato su facebook la consigliera comunale del Pd. “Occhio che trovo dove abiti e ti vengo a tagliare la gola”, le aveva scritto solo per essersi unita allo sdegno generale, commentando la severa condanna dell’onorevole Donatella Ferranti al comportamento dei deputati pentastellati che, tra spintoni e urla, avevano occupato i banchi della presidenza per lo schiaffo di un questore alla “cittadina” Loredana Lupo.
Ospizio lager di Settevene: il 31 maggio 2017 hanno patteggiato pene inferiori ai due anni madre e figlia di 74 e 55 anni finite ai domiciliari per maltrattamenti agli anziani nell’autunno 2013, mentre è stato rinviato a giudizio a sorpresa il medico 71enne indagato solo successivamente all’operazione “Barbarie”m sfociata nell’arresto delle due donne. La madre, Rosalia Ceci, titolare della comunità alloggio a gestione familiare “Serena senectus” di Settevene, è stata condannata a un anno e sei mesi. La figlia, Michelina Miseria, sua assistente, ha invece patteggiato un anno, dieci mesi e dieci giorni. Per il geriatra, il processo comincerà a maggio 2018.
E’ stata assolta il 6 luglio la mamma di Orte che ucciso la figlioletta Giulia annegandola durante il bagnetto. Processata con il rito abbreviato, Mariana Golovataia, la mamma 35enne che il 20 luglio 2016 ha affogato la sua secondogenita di appena 4 mesi mentre si trovava in casa anche il figlio più grande, di appena 5 anni, è stata assolta per totale vizio di mente e sottoposta a misura di sicurezza presso una struttura specializzata nella cura dei malati psichiatrici.
Cavalli del palio taroccati: è stato rinviato a giudizio il 19 luglio dal tribunale di Siena, su richiesta del pm viterbese Aldo Natalini, il veterinario Mauro Benedetti, anche lui viterbese. Benedetti è finito sotto processo assieme a tre fantini perché avrebbero tentato di spacciare per anglo-arabi dei cavalli mezzo sangue, per poterli iscrivere all’albo del Comune di Siena che dà accesso al palio.
Omicidio del Riello: il 14 settembre scorso Sabato Battaglia, il 24enne condannato a 12 anni in primo grado per avere ucciso con un pugno un 44enne all’alba del 27 settembre 2015, ha patteggiato in appello – primo in Italia dopo l’introduzione della riforma Orlando – nove anni e dieci mesi. Oltre alla condanna per omicidio volontario, sul capo di Battaglia pende un’altra condanna, a due anni e mezzo per lesioni personali aggravate. Gli è stata inflitta lo scorso 20 ottobre dal giudice Silvia Mattei per avere massacrato uno studente con un pugno, fuori di un locale a valle Faul, la sera del 10 giugno 2012.
Pena ridotta dai sette per tentato omicidio del primo grado ai due anni per lesioni del processo d’appello, celebrato il 5 ottobre, per Giorgio De Vito. E’ il 41enne con problemi psichici che il 3 febbraio 2010 a Civita Castellana assassinò a coltellate Marcella Rizzello davanti alla figlioletta di poco più di un anno. Per quel delitto, dopo una prima condanna all’ergastolo da parte della corte d’assise di Viterbo, sta tuttora scontando la pena ridotta in appello a 17 anni. Gli ulteriori due anni, invece, sono per l’aggressione per motivi di gelosia messa a segno il successivo 12 maggio, a Fabrica di Roma, contro Emiliano Liberati, il nuovo compagno della ex polacca Mariola Mitcha.
Il 10 ottobre condanna esemplare (in primo grado) a una copia accusata di avere sedotto e ricattato un settantenne di Soriano nel Cimino: sette anni e 10 mesi a Django Barberio e sette anni e 8 mesi a Janina Vasilescu. Quindici anni in due alla coppia criminale che, tra la fine del 2013 e il novembre 2014, sarebbe riuscita a scucire alla vittima 13mila euro.
Ha fatto scalpore, il 31 ottobre, il rinvio a giudizio dell’ex comandante della compagnia dei carabinieri di Tuscania, capitano Massimo Cuneo. L’ufficiale, finito per un mese ai domiciliari scattati l’11 febbraio 2015, deve rispondere davanti al collegio di peculato d’uso, abuso d’ufficio, rivelazione di segreto d’ufficio, truffa e falso in concorso.




