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Sacchetti bio, bufera anche sulle sportine da casa

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La corsia di un supermercato

La corsia di un supermercato

Roma –  Bufera sulle shopper a pagamento, l’ultima polemica arriva dall’apertura alla sportina da casa. 

Dopo le affermazioni del ministro dell’ambiente Luca Galletti, che ha annunciato a Repubblica una correzione della legge con la possibilità di utilizzare sacchetti portati da casa, oggi interviene sull’argomento il ministero della salute.

Lo stesso Galletti aveva infatti precisato che sono necessarie regole per garantire l’igiene.

“Non siamo contrari al fatto che il cittadino possa portare i sacchetti da casa, a patto che siano monouso e idonei per gli alimenti”, è la posizione ufficiale del ministero della salute, come spiega il segretario generale del dicastero Giuseppe Ruocco.

“Il riutilizzo dei sacchetti – dice Ruocco – determinerebbe infatti il rischio di contaminazioni batteriche con situazioni problematiche”.

Non è difficile immaginare il caos, con gli addetti alle casse che dovrebbero verificare la provenienza bustina per bustina.

Per le associazioni dei consumatori, la correzione suona come una beffa, perché se le buste devono essere nuove vanno comunque comprate e non riciclate.

Risultato: ulteriore spesa e nessuna riduzione della plastica perché, va ricordato, i bio sacchetti a norma di legge sono biodegradabili al 40 per cento, quindi una parte va comunque smaltita.

Codacons nel frattempo annuncia esposti in procura, mentre Adoc fa proposte.

“Invitiamo la grande distribuzione – dice il presidente Tascini – a fissare ad un centesimo il prezzo del sacchetto, pareggiando le spese di produzione, in modo da non appesantire eccessivamente i costi a carico del consumatore , che così andrebbe a sostenere, in un anno, una maggiore spesa di due euro, considerando l’uso annuale di circa 200 sacchetti. Un terzo rispetto all’attuale spesa”.

E conclude: “Invitiamo, inoltre, il ministero della salute e il ministero dell’ambiente, anche con una semplice nota interpretativa del Decreto Mezzogiorno, ad autorizzare l’uso di sporte a rete, completamente riutilizzabili, per l’acquisto dell’ortofrutta, alla stregua di quanto già avviene in altri paesi europei”.


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