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Scivola sul guano di piccione e chiede 27mila euro al comune

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Viterbo - Le scalette che portano in via Valle Piatta piene di escrementi

Viterbo – Le scalette che portano in via Valle Piatta piene di escrementi

Viterbo - Le scalette che portano in via Valle Piatta piene di escrementi

Viterbo – Le scalette che portano in via Valle Piatta piene di escrementi

Viterbo - Le scalette che portano in via Valle Piatta piene di escrementi

Viterbo – Le scalette che portano in via Valle Piatta piene di escrementi

Viterbo – Scivola sul guano di piccione e chiede oltre 27 mila euro al comune.

“Il comune di Viterbo autorizzare il sindaco a costituirsi per resistere al giudizio promosso davanti al tribunale di Viterbo dalla signora G.P. per ottenere il risarcimento dei danni, quantificati dalla stessa in 27 mila 391 euro, subiti a seguito del sinistro del 27 marzo 2016. Mentre percorreva a piedi la scalinata che da via Ascenzi conduce a via Valle Piatta cadeva a terra a causa della presenza di guano di piccione che rivestiva sia i gradini che il corrimano”, si legge nella delibera della giunta comunale che incarica l’avvocato Gesualdo Antonio Pala di difendere palazzo dei Priori.

Una domenica di Pasqua del 2016 da dimenticare per un’energica 60enne. La donna, G.P., stava scendendo le scalette che da via Ascenzi portano a via Valle Piatta, nei pressi della chiesa di santa Maria della Salute.

Davanti a lei un tappeto di escrementi di piccione e la necessità di fare un continuo slalom per non calpestarlo. L’impossibilità di utilizzare il corrimano – anch’esso ricoperto di guano -, su dei gradini che di per sé non sono stabili e regolari.

Un’attenzione certosina a dove mettere i piedi. Poi l’errore, fatale, di poggiare la suola della scarpa sul degrado. Un volo di cinque, sei gradini.

“Mi sono ritrovata – raccontò la donna a Tusciaweb – riversa a terra in via Valle Piatta con un atroce dolore alla spalla e non potevo muovermi. Ho visto le stelle, un dolore fortissimo, peggiore di quello del parto. Fortunatamente c’erano mia figlia e mio genero, che mi hanno soccorsa e portata in ospedale: venticinque giorni di prognosi”.

Anche i gesti e i movimenti più semplici diventarono insormontabili. “Mi sono lussata la spalla destra – continuò la donna – e ho il braccio totalmente bloccato. Non posso più cucinare, scrivere e lavarmi autonomamente. La notte non dormo più, un po’ per il dolore e un po’ perché ho paura di farmi di nuovo male”.

Dopo i venticinque giorni di prognosi è iniziato un lungo periodo di terapie e riabilitazioni.

“Caro sindaco – concluse la donna lanciando un messaggio al primo cittadino Leonardo Michelini -, se mi sono fatta male è perché le strade della sua città sono sporche e indegne. La pulizia non va fatta solo nelle piazza e nelle vie principali ma anche nei vicoli, perché i piccioni ancora non portano le mutande”.


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