![]() Viterbo – L’operazione dei carabinieri Birretta – Elena Agafonova portata in caserma ![]() Viterbo – Operazione Birretta – Il night club sequestrato ![]() Viterbo – Operazione Birretta – Il night club sequestrato |
Viterbo – Al via gli interrogatori di garanzia per gli indagati dell’operazione Birretta.
Davanti al gip Savina Poli i sette arrestati nel blitz dei carabinieri per spaccio di cocaina e sfruttamento della prostituzione dei carabinieri scattato all’alba di venerdì. Sono tutti ai domiciliari. Per due di loro, Elena Agafonova ed Enzo Magnani, titolari dello Star Night, il locale notturno al Poggino sotto sequestro, l’accusa è di sfruttamento della prostituzione. Mentre per gli altri cinque è di spaccio di sostanza stupefacente.
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L’inchiesta parte a dicembre 2016, da una rete di spacciatori che avrebbe rifornito l’alta Tuscia di cocaina. Soprattutto Castiglione in Teverina e Bagnoregio, ma anche l’Umbria e la bassa Toscana. A Castiglione, in particolare, i carabinieri avrebbero individuato un artigiano di 50 anni, G.Z., che sarebbe diventato il punto di riferimento di assuntori di droga in provincia e nell’Orvietano. G.Z. si sarebbe rifornito da un 40enne macedone residente a Viterbo, A.E., che gravitava tra il Viterbese, l’Umbria e la Toscana.
Appostamenti e intercettazioni. “Me porti ‘na birretta?”, ovvero la cocaina, secondo gli inquirenti. Da qui il nome dell’operazione. La droga veniva venduta e comprata nelle piazze o nei pressi dei bar. “Alcune persone coinvolte in questo traffico – hanno spiegato i carabinieri – si frequentavano anche nel night al Poggino”. Ed è proprio dalle conversazioni tra due operai macedoni (A.E. e L.A., 38enne residente in provincia di Terni) che scoprono che “in quel locale le ballerine si vendono per sesso”. È febbraio 2017, e da quel momento le indagini andranno avanti fino ad aprile.
Elena Agafonova, 39enne russa, e il marito Enzo Magnani, imprenditore di 61 anni, entrambi residenti a Montefiascone, per l’accusa avrebbero messo in piedi “un’organizzazione dedita allo sfruttamento della prostituzione, ottenendo importanti introiti dalle prestazioni sessuali a pagamento che le intrattenitrici del locale offrivano ai clienti” del night.
Secondo gli inquirenti, i titolari dello Star night “percepivano parte del compenso che le giovani ottenevano con le prestazioni sessuali, che avvenivano nel locale o fuori. Riuscivano a ottenere considerevoli guadagni extra”, anche perché con la prostituzione le ballerine avrebbero percepito dai 30 ai 500 euro. Ma la cifra poteva anche aumentare, poiché il compenso si sarebbe basato principalmente sulla quantità di ore passate con i clienti.
Una realtà “inquietante”, sottolineata anche dal pm Stefano d’Arma. “Le ragazze iniziavano a lavorare nel night come intrattenitrici, ma erano poi spinte a prostituirsi. La mansione di ballerina era uno specchietto per le allodole, perché le giovani erano costrette dal sistema a fare sempre qualcosa di più. Prima qualche prestazione sessuale, e poi a fare ancora di più. A uscire col cliente, e a passare l’intera nottata con lui. Erano obbligate a prostituirsi, per non perdere il lavoro da intrattenitrici e per aumentare lo stipendio. Perché quello base, quello da ballerina, non era sufficiente per vivere in maniera dignitosa”.
Sette gli indagati a piede libero dell’operazione Birretta. Per la prostituzione, sono tutti italiani. Ad eccezione di una donna, di nazionalità lituana. I carabinieri, che hanno condotto le indagini, si stanno ora concentrando sull’operato delle agenzie che reclutavano le ragazze come ballerine per il club al Poggino. A queste agenzie i gestori del locale si sarebbero rivolti per “assumere donne straniere, prevalentemente dell’Est Europa, come intrattenitrici per il loro locale. In degli appartamenti di loro proprietà nel centro storico le ospitavano, dopo che un loro collaboratore viterbese le accoglieva alla stazione al loro arrivo in città. Ed era lui che tutte le sere le portava al lavoro”.
Sono invece quattro gli indagati a piede libero per gli stupefacenti. Tutti italiani, tranne un uomo di nazionalità macedone. “Spacciavano anche loro cocaina – spiegano gli inquirenti -, ma avevano un ruolo marginale rispetto a quello degli arrestati”. Oltre a G.Z., A.E. e L.A., ai domiciliari sono finiti anche i 39enni G.S. (residente a Castiglione) e M.S. di Orvieto.
Gli arrestati
accusati di sfruttamento della prostituzione
Elena Agafonova, 39 anni, russa, residente a Montefiascone
Enzo Magnani, 61 anni, imprenditore residente a Montefiascone
accusati di detenzione e spaccio di stupefacenti
G.Z., 50 anni, artigiano residente a Castiglione in Teverina
A.E., 40 anni, operaio macedone residente a Viterbo
G.S., 39 anni, residente a Castiglione in Teverina
M.S., 39 anni, operaio residente a Orvieto
L.A., 38 anni, operaio macedone residente a Montecchio (Terni)
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


