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Truffa dei buoni postali, decine di migliaia di euro sottratti ai clienti

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Ufficio Postale di Castel Sant'Elia

Ufficio Postale di Castel Sant’Elia

Indagini della finanza

Indagini della finanza

Caserma della Guardia di finanza a Civita Castellana

Caserma della Guardia di finanza a Civita Castellana

Castel Sant’Elia – Truffa dei buoni postali, decine di migliaia di euro sottratti ai clienti.

Otto casi accertati e decine di migliaia di euro sottratti ai clienti. E’ questo il bilancio dell’operazione “Confidence” – fiducia – che ha visto impegnati per alcuni mesi i finanzieri della compagnia di Civita Castellana, diretti dal capitano Raffaele Rebichini.

“Tutto – si legge in una nota della finanza – è nato dalla denuncia di Poste italiane e di una cittadina che, all’atto di incassare dei buoni fruttiferi postali, aveva notato che la somma accreditata sul libretto era nettamente inferiore a quanto le era dovuto”.

Immediate le indagini da parte dei militari della Guardia di finanza civitoniche, coordinati dalla Procura di Viterbo che, con il costante supporto dell’ufficio “fraud management” di poste italiane, hanno ricostruito tutti i rimborsi di buoni fruttiferi eseguiti dall’ufficio postale di Castel Sant’Elia nel corso dell’ultimo anno.

“Sconcertante – continua la nota – è stata la scoperta: una decina i soggetti truffati, persone anziane e non, che sono risultate avere degli ammanchi considerevoli, da alcune centinaia a oltre 10mila euro.

La condotta era sempre la stessa: il cliente si presentava all’ufficio postale e chiedeva di incassare il buono fruttifero. Il direttore lo faceva accomodare in un locale separato e, dopo aver controllato l’ammontare del rimborso, senza mai comunicarlo, domandava al malcapitato di turno se preferisse l’accredito dell’importo direttamente sul proprio conto corrente, anzichè la somma in contanti.

La maggior parte delle persone, riponendo totale fiducia nel direttore, richiedeva il versamento dell’intera somma sul proprio rapporto, senza controllare la cifra esatta. Qui scattava la truffa: una parte veniva versata sul conto del cliente, mentre l’altra figurava come consegnata in contanti”.

Si legge ancora nella nota: “Il direttore, nei giorni successivi, conservava il denaro nella cassaforte, così da poterlo riaccreditare immediatamente in caso di reclami, difendendosi dietro a presunti errori contabili. Nessuno dei clienti, tuttavia, ha mai ricevuto la somma mancante.

Trascorso un certo periodo, quando era ormai sicuro di averla fatta franca, provvedeva ad accreditare le somme direttamente sul suo conto o su quello dei parenti. Ingenti i versamenti “sospetti” individuati dalla guardia di finanza: oltre 90mila euro, dal luglio del 2016 a oggi, sono stati i movimenti di denaro “in entrata” del direttore. Un importo ben lontano dalla normale retribuzione”.

Conclude la nota della finanza: “Al responsabile della filiale, T.S., un quarantenne di Sutri, è stata applicata la misura cautelare della sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio o servizio, prevista dall’art. 289 del codice di procedura penale ed è stato denunciato all’autorità giudiziaria per l’ipotesi di reato di peculato, prevista dall’articolo 314 del codice penale”. 


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