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“Caso Manca, una vicenda ancora da chiarire…”

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Attilio Manca

Attilio Manca

Il senatore Pd Giuseppe Lumia

Il senatore Pd Giuseppe Lumia

Viterbo – Caso Manca, “una vicenda ancora aperta e tutta da chiarire su cui non bisogna porre la parola fine”. Lo sostiene il senatore del Pd Giuseppe Lumia, ex presidente della commissione parlamentare antimafia e attuale membro.

Mercoledì si sono chiusi i lavori programmati della commissione di palazzo San Macuto presieduta da Rosy Bindi, e sono state approvate le ultime tre relazioni d’inchiesta. “Sul caso dell’omicidio di Mico Geraci – spiega Lumia -, l’amministratore locale e sindacalista di Caccamo con cui ho condiviso un intenso percorso di legalità e sviluppo. Con questa relazione la commissione fornisce ulteriore materiale d’inchiesta alla procura antimafia di Palermo per valutare una possibile riapertura delle indagini.

Quella sul furto del quadro del Cavaraggio da parte della mafia – continua Lumia -. L’opera fu rubata nel 1969 nell’oratorio di san Lorenzo, a piazza San Francesco, nel cuore di Palermo. Caso che merita un ulteriore approfondimento giudiziale.

Quella sul caso Attilio Manca – sottolinea Lumia -, il giovane urologo di Barcellona Pozzo di Gotto trovato senza vita nella sua casa a Viterbo dove esercitava la sua professione. Una vicenda ancora aperta e tutta da chiarire su cui non bisogna porre la parola fine. Ho chiesto, infatti, alla commissione di non chiudere il caso e di sollecitare la magistratura ad andare fino in fondo per fare piena luce sulla possibile causale mafiosa”.

Sul caso Manca la direzione distrettuale antimafia di Roma aveva aperto un fascicolo contro ignoti per omicidio. Un fascicolo che racchiudeva tra l’altro le testimonianze di cinque collaboratori di giustizia che circoscrivono la morte del medico siciliano, trovato cadavere il 12 febbraio del 2004 nella sua casa a Viterbo, in un disegno criminoso. Ma dalle indagini dell’antimafia capitolina non sarebbero emersi elementi sufficienti per avvalorare la tesi della famiglia Manca. Da qui la richiesta di archiviazione del procuratore Giuseppe Pignatone, dell’aggiunto della Dda Michele Prestino e del sostituto Maria Cristina Palaia, secondo i quali “i pentiti non sono credibili e le loro versioni contrastanti”.

Chiuso il caso, a Viterbo, con la condanna a 5 anni e 4 mesi della 50enne Monica Mileti, accusata di aver ceduto al medico l’eroina che lo ha stroncato a soli 35 anni nel suo appartamento alla Grotticella, l’antimafia era rimasta l’unica speranza per i familiari dell’urologo dell’ospedale di Belcolle. Da 14 anni si battono per dimostrare che Attilio non è morto per un mix di alcol, tranquillanti ed eroina, ma che è stato ucciso dalla mafia. Una tesi, questa, che non ha mai trovato conferma nelle aule di giustizia. Attilio, secondo la madre, il padre e il fratello, avrebbe assistito all’intervento alla prostata al quale fu sottoposto Provenzano nella clinica di Marsiglia. Il “capo dei capi”, uccidendo l’urologo, avrebbe potuto liberarsi dell’unico testimone italiano del “viaggio della speranza”, che il boss avrebbe compiuto in Francia nell’ottobre 2003.

Prima della procura di Roma, anche quella di Viterbo aveva chiesto per tre volte l’archiviazione del caso, incontrando sempre la dura opposizione della famiglia Manca. Alla terza richiesta, il gip ha archiviato la posizione di quattro indagati su dieci, ordinando il prosieguo delle indagini per gli altri sei, tra cui Monica Mileti. Ma l’inchiesta non doveva proseguire sul filone della mafia, bensì su quello della droga, per accertare chi avesse ceduto ad Attilio l’eroina letale. La procura di Viterbo, nell’ottobre 2012, ha chiesto e poi ottenuto l’archiviazione per i cinque uomini e il rinvio a giudizio della donna, ritenuta la presunta pusher.

Ma alla “tragedia di droga”, la famiglia Manca non ha mai creduto. Eppure, stando ai risultati dell’autopsia, a causare la morte del giovane medico sarebbe stato l’effetto combinato di tre sostanze: alcolici, eroina e Diazepam (il principio attivo contenuto nel sedativo Tranquirit). Sul suo braccio i segni di due iniezioni.


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